IL CASO DEL LETTORE

Scrivo in qualità di architetto progettista, collaboratore di uno studio che si occupa di edilizia. Questa mia lettera ha la funzione di denunciare uno stato di cose e una gestione della cosa pubblica, nel Comune di Firenze, che anche per me, uomo di sinistra, è sempre più inaccettabile.
Con gli anni è andata via via a crearsi una sorta di monopolio, una corsia preferenziale percorsa da un’unica impresa, che può annoverare fra i suoi «amici» un politico in giunta. Le concessioni edilizie, gli appalti, i grossi lavori sono esclusivo appannaggio di questa società e per i possibili concorrenti l’unica maniera di rimanere sul mercato è quella del subappalto. Per tutti gli altri le strade sono in salita; il Comune si adopera per rendere difficile, o addirittura impossibile ogni forma di concorrenza. Le pratiche si perdono nei meandri di una burocrazia funzionale alla creazione di uno stato di difficoltà perenne.
L’ultimo caso capitato a noi riguarda una richiesta di concessione, il cui iter è cominciato nell’ottobre del 2005. Dopo infinite verifiche da noi fatte al fine di superare ogni potenziale ostacolo, seguivano, per tutto il 2006, infinite richieste di integrazioni, molte delle quali del tutto inutili e pretestuose da parte di coloro che si sono succeduti all’ufficio competente. Quando ormai, nel marzo del 2007, la documentazione da noi fornita poteva definirsi inattaccabile, abbiamo depositato il progetto perché fosse discusso in commissione. Ecco che, a questo punto, la pratica si è magicamente persa senza che nessuno, in oltre dodici mesi, si sia mai preso l’onere di scriverci due righe. Per mesi nessuno dei responsabili dell’ufficio tecnico ha saputo darci notizia alcuna, né si è preoccupato di portare il progetto in commissione Edilizia.
Sono molti gli studi professionali «indipendenti» che stanno vivendo la frustrazione di veder respinta ogni sorta di richiesta. Si fanno diventare importanti anche dettagli di poco conto al fine di rendere lungo e, come tale, anti-economico l’iter delle pratiche. Per i proprietari l’unica possibilità di rientrare di parte dell’investimento fatto consiste nel farsi acquistare a prezzi di saldo dall’impresa che detiene il monopolio, la quale, in poco tempo, vede magicamente realizzarsi ciò che per altri era diventata una situazione da teatro dell’assurdo.
Mi vedo quindi costretto a scrivere ai mass media perché con altri mezzi, neppure attraverso le vie legali, ho possibilità di incidere, né tantomeno di sfondare il muro di gomma fatto di connivenze e interessi che opprimono la libera concorrenza e inibiscono la genialità delle idee.