Caso Marrazzo Interrogatori in vista per i clienti dei filmini nel computer di Brenda

Verrà espulso Jennifer, il trans che aveva una relazione con il pusher Gianguerino Cafasso e che era con lui quando morì dopo aver sniffato della droga. Non una semplice morte per overdose, sospetta il pm, ma forse un omicidio, anche se l’accusa non è stata ancora formalizzata.
Giovedì notte, subito dopo aver ricevuto gli esami tossicologici che hanno confermato il mix di cocaina ed eroina ma smentito la presenza di altri veleni fulminanti, il pm Giancarlo Capaldo lo ha convocato in Procura per cercare di chiarire alcuni dettagli poco convincenti emersi dal precedente interrogatorio. A partire dal motivo che lo spinse, la notte in cui Cafasso morì, a non sniffare la cocaina perché aveva «un cattivo sapore». Jennifer avrebbe dato spiegazioni convincenti e i pm hanno deciso di non opporsi al decreto di espulsione già emesso nei suoi confronti per immigrazione clandestina. Chiarito anche il dettaglio del telefonino del pusher suo convivente: si diceva che Jennifer lo avesse gettato via perché suonava troppo. Non è così: dopo la scomparsa di Cafasso lo aveva restituito alla famiglia. Ai magistrati il trans ha negato che fosse «Rino» a fornire a Natalie la droga per i suoi clienti. Un elemento importante per la Procura. I pm, infatti, ritengono che siano stati i carabinieri arrestati per il video-ricatto a Marrazzo a portare la droga e a filmare il governatore in mutande in compagnia di Natalie. I militari, invece, hanno sempre sostenuto che fu Cafasso a portare la cocaina e soprattutto a riprendere la scena. «Cafasso conosceva Natalie - ha raccontato Jennifer - ma per quanto ne so lui non era il suo pusher». Jennifer ha fornito agli inquirenti anche indicazioni per tentare di rintracciare il fornitore di Cafasso, chi gli ha venduto l’ultima dose, quella che gli è stata fatale. E forse non per caso. Jennifer dice invece di non sapere se Cafasso fosse l’informatore dei carabinieri.
Continua, intanto, il lavoro dei pm sui file recuperati dall’hard disk del computer di Brenda. Tra video, filmini promozionali, foto e testi in portoghese, i magistrati devono selezionare quelli inutili e analizzare quelli dietro ai quali potrebbero nascondersi altri ricatti. Un passaggio delicato. Frequentare trans, infatti, non è reato, ma è possibile che gli inquirenti si trovino nelle condizioni di dover convocare i clienti ripresi nei video, se verranno trovati, per chiedere loro se abbiano mai ricevuto richieste di soldi in cambio della promessa di far sparire dal mercato tutte le immagini compromettenti sul loro conto. Anche Marrazzo potrebbe essere riascoltato per sapere se gli sia mai stato estorto del denaro per eliminare il filmino che lo ritrae con Brenda e Michelle.