Caso Mastrogiacomo, al Tg1 l’esecuzione dell’autista afghano

I tre ostaggi sono accucciati, con le mani legate dietro la schiena e una benda rossa sugli occhi. Daniele Mastrogiacomo, l’inviato di Repubblica rapito nella provincia di Helmand si trova a fianco del suo interprete, Adjmal Naqshbandi, ancora vivo. Meno di due metri più in là, in una tunica bianca, si vede Sayed Agha, l’autista del giornalista di Repubblica, che fra pochi secondi verrà decapitato. Alle spalle un nugolo di talebani mascherati e armati di kalashnikov, che puntano alla nuca del giornalista italiano. Il video è stato ripreso, venerdì 16 marzo e mandato in onda ieri sera al Tg1 della venti. Per scelta del direttore del telegiornale Rai Gianni Riotta, d’accordo con azienda e redazione, non è stata mostrata la barbara scena del taglio della testa. Però si vede bene il boia, il suo coltellaccio ed il povero Sayed Agha ribaltato nella polvere per la mattanza. «Vogliamo che l’opinione pubblica rifletta su come si vive in Afghanistan», ha spiegato Riotta.
I circa quattro minuti di video, girato dai talebani, iniziano con dei tagliagole sorridenti ed armati fino ai denti che salgono su un pick up, i fuoristrada scoperti, mezzo di trasporto preferito dei seguaci di mullah Omar. Una colonna dei talebani si sta muovendo in mezzo al deserto e molti non si preoccupano di mascherarsi e quindi di venire un domani riconosciuti. Alcuni ridono avvolti nei pathoo, le tipiche coperte afghane che servono per coprirsi, ma pure da asciugamano e tovaglia. Uno dei fuoristrada ha i finestrini oscurati e probabilmente trasporta gli ostaggi. La meta della colonna talebana è un misero villaggio della provincia di Helmand con le case basse e le mura di cinta costruite in terra e paglia.
Il luogo prescelto per l’esecuzione è all’aperto ed i tre ostaggi vengono costretti ad accucciarsi per terra, nella polvere. Mastrogiacomo e Adjmal da una parte , mentre il povero Sayed Agha è da solo, ma poco distante. Sembra rassegnato alla sua triste sorte. Alle spalle della vittima prescelta si distingue un talebano in tunica verde, con un kalashnikov a tracolla, che legge la sentenza di morte citando frasi del Corano. Mastrogiacomo cerca di capire cosa accade e sbircia da sotto la benda in direzione dell’autista. Accanto al giudice della guerra santa si nota il boia con una tunica grigiastra. Conclusa la lettura della condanna a morte, con Sayed Agha che né parla, né grida, il boia, aiutato da un assistente, butta a terra il poveretto, di traverso. Tira fuori un coltellaccio ricurvo, che per un attimo si vede quasi scintillare, impugnato dalla mano destra. Poi la scena della decapitazione è stata tagliata dal Tg1.
Una nuova sequenza mostra il corpo senza vita di Sayed Agha, 25 anni, quattro figli in quel momento ed uno in arrivo. La ripresa è dal busto in giù e quindi non si vede il collo senza più la testa, che i tagliagole segano letteralmente dal corpo. Poi la appoggiano solitamente sul cadavere e si fanno riprendere soddisfatti. Il tragico spettacolo non è finito e i talebani costringono Mastrogiacomo ad un accorato appello, in italiano, ben più drammatico del video soft che abbiamo visto tutti girato quattro giorni prima. «Vi prego, vi prego, ho bisogno del vostro aiuto. Subito, subito, non reggo più neanche fisicamente» sono le parole pronunciate dal giornalista dopo l'esecuzione del suo autista. Lo sguardo è quasi sempre basso e impaurito. Si nota bene il cerotto sulla testa, che copre la ferita provocata dal calcio di un kalashnikov al momento del rapimento. «Oggi è il 16 marzo - dice Daniele vestito con una tunica verde chiara -. Hanno ucciso uno di noi tre. La situazione è pessima e si aggrava ogni ora di più». Il giornalista è scosso e parla a fatica: «Non sappiamo più cosa fare, mi appello a Prodi, a D'Alema. Ci troviamo in una situazione molto, molto difficile». Alla fine il giornalista quasi piange. «Vi prego, vi prego - sono le sue ultime parole -. Ho bisogno del vostro aiuto. Subito, subito».
Sarà un caso, ma il video è stato trasmesso il giorno in cui il capo dei servizi afghani sparava a zero sul ruolo di Emergency accusando l’ong fondata da Gino Strada di collusione con i talebani. Strada ha risposto a muso duro chiedendosi se «il governo italiano si sente estraneo a questo insieme di calunnie, minacce e accuse mosse dall’interno di un “governo amico”».