Caso Mazzoleni, vertice al Coni

dal Monte Zoncolan

Si stacca quasi subito, ma alla fine si difende come meglio forse non avrebbe potuto fare. Si stacca sulle prime pendenze arcigne del Monte Zoncolan, ma alla fine arriva tredicesimo, a 2’26” da Gilberto Simoni. Eddy Mazzoleni perde terreno, scivola al quinto posto della generale, ma la sua posizione resta scomoda, per tutto il Giro, visto che nel mirino del bergamasco della Astana, coinvolto nell’inchiesta «Oil for drug», da qualche giorno sul tavolo della procura antidoping del Coni, c’è il podio di Milano. Quinto a 3’48” da Danilo Di Luca.
Per la maglia rosa c’è poco da fare, ma da Simoni che è terzo, deve recuperare un minuto e venti secondi, che per uno specialista come il bergamasco, non è cosa impossibile. Perde terreno, ma la sua posizione da «sospettato», non stempera l’imbarazzo che in questi ultimi giorni, soprattutto dopo le Tre Cime di Lavaredo, è via via aumentato nella carovana rosa.
Il capo della procura del Coni, Ettore Torri, ha svolto ieri un summit molto importante e delicato con i marescialli Ferrante e Ostili, del Nas di Firenze, che hanno lavorato per conto del pubblico ministero Paolo Ferraro. All’incontro ha partecipato anche il maresciallo Fabrizio del Nas di Brescia, che lavora con la pm di Bergamo Maria Cristina Rota. Con Torri sono stati approfonditi tutti gli aspetti legati all’inchiesta «Oil for drug» scattata nel 2004, con un maxi blitz in 29 province italiane e che presenta intercettazioni molto compromettenti attribuite a Eddy Mazzoleni.
Attenti a questa fase delicata dell’inchiesta Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo e Gianni Petrucci, presidente del Coni. «Devo essere sincero: io di questa vicenda non sapevo assolutamente nulla – ci dice Di Rocco -. Nel 2004 non ero alla presidenza della Federciclismo e francamente ne sto venendo a conoscenza in questi giorni dai quotidiani. Posso solo dire che siamo attenti e che vigileremo per quanto ci compete. Posso solo aggiungere che nulla sarà lasciato al caso. La giustizia deve essere giusta, ma soprattutto, anche nel caso di Mazzoleni, fin quando non sono provate le sue responsabilità, vale anche per lui la presunzione di innocenza».
Dello stesso avviso il presidente del Coni. «Di questa inchiesta non sapevo nulla – dice Gianni Petrucci -. Mi limito solo a dire che Ettore Torri si è messo subito al lavoro e sono certo che presto sarà fatta luce. Noi lavoriamo per il bene dello sport. La giustizia sportiva italiana, al pari di quella tedesca, sta facendo grandi cose, mi auguro che altrettanto venga fatto dalle altre federazioni mondiali. Perché la giustizia deve essere giusta per tutti, ad ogni latitudine».