Caso Mediaset, D’Alema sfiducia i giudici

Fassino non commenta. La Margherita: è una vicenda «indifendibile»

Laura Cesaretti

da Roma

Quei 180mila euro di pubblico denaro spesi dai magistrati di Milano per comprarsi quattro pagine del Corriere della Sera e pubblicare l’annuncio del rinvio a giudizio per l’inchiesta Mediaset, che vede tra gli imputati Silvio Berlusconi, continuano a far discutere. E non solo nella maggioranza e nel governo, dove il ministro della Giustizia Castelli fa sapere che sta valutando l’opportunità di aprire un’indagine ministeriale sulla dispendiosa decisione del gup, ma anche nel centrosinistra.
Se l’ex Guardasigilli Piero Fassino evita ogni commento, particolarmente critico - racconta chi ci ha parlato - è il presidente della Quercia Massimo D’Alema, al quale l’iniziativa è sembrata quantomeno «discutibile». E che non ha condiviso le difese d’ufficio dei magistrati fatte da alcuni esponenti Ds: «Berlusconi va affrontato e battuto sul piano politico, e non inseguendo inchieste giudiziarie o rinvii a giudizio a mezzo stampa. Che oltretutto finiscono per essere controproducenti e per innescare polemiche a tutto vantaggio del premier». E ieri la Velina Rossa, firmata dal filo-dalemiano Pasquale Laurito, ha dato pubblicamente voce ad un dissenso che il presidente della Quercia ha espresso solo in privato: quello dei magistrati di Milano «è un metodo che non ci piace», e «non ci sono scuse, perché oggi i sistemi di comunicazione sono tantissimi e tutti i personaggi coinvolti potevano essere informati attraverso una via meno costosa». Ad esempio, suggerisce sarcastica la Velina, «con i pony express», piuttosto che con un’inserzione pubblicitaria sul primo quotidiano italiano. E comunque, «il cittadino», anche se si chiama Berlusconi, «non può mai essere messo alla berlina prima della sentenza».
La Margherita di Francesco Rutelli non ha aperto bocca sulla questione, né per criticare né per difendere i giudici. «Vogliamo evitare di criminalizzare l’intera categoria per le ansie di protagonismo di un singolo - spiega un dirigente vicino a Rutelli - ma è chiaro che la faccenda è indifendibile. E produce una legittima irritazione nei cittadini, che vedono buttare 180mila euro mentre in tante sedi giudiziarie mancano anche i soldi per le fotocopiatrici».
A Milano, l’ufficio del Gip cerca di difendere il Giudice dell’udienza preliminare con un comunicato che definisce l’acquisto di paginate del Corriere «l’unica via percorribile» per annunciare agli imputati (quattordici: con i pony express evocati dalla Velina Rossa si sarebbero risparmiati circa 179.860 euro) la fissazione dell’udienza. E l’Anm si duole per gli attacchi «strumentali» e soprattutto «gratuiti». A differenza delle pagine pubblicitarie sul Corriere.