Caso Meredith, oggi al via il processo d'appello Amanda in cella: "Aspetto di vedere la libertà"

Inizia a Perugia il processo d'appello per l'omicidio di Meredith Kercher. La studentessa americana, condannata in primo gradoa  26 anni: "Aspetto di vedere la mia libertà". Il padre di Raffaele Sollecito, condannato a 25 anni: "I giudici capiranno che mio figlio è innocente"

Perugia - Si dicono innocenti, si trovano in carcere e domani si incontreranno di nuovo nella stessa aula del tribunale in cui il 4 dicembre dello scorso anno ascoltarono la loro sentenza di condanna. Ventisei anni di carcere per Amanda Knox e 25 per Raffaele Sollecito, imputati per l'omicidio di Meredith Kercher. Domani inizia il processo d'appello e anche se si tratterà solo di un'udienza tecnica dedicata alla costituzione delle parti, gli ex fidanzati saranno presenti. Il processo entrerà nel vivo l’11 dicembre prossimo con la lettura delle motivazioni della sentenza della Corte d’Assise e dei ricorsi presentati dalle due difese e dall’accusa.

Amanda spera La giovane americana è fiduciosa. Il carcere "ha spezzato i miei progetti" - ha dichiarato Amanda - e ora "aspetto di vedere la mia libertà". Anche Raffaele Sollecito nutre speranze. Anzi, "è molto fiducioso e convinto che i giudici gli permetteranno di far emergere che lui è innocente" ha detto il padre, Francesco. "Quello che sembrava un incubo - ha continuato il padre di Raffaele - è diventata una tragedia insostenibile per l’equilibrio psico-fisico di mio figlio. Raffaele riesce a superare tutto ciò con lo studio e con gli impegni che ha in carcere. È però costretto a vivere una realtà non sua".

Strategie degli avvocati Le difese dei due giovani mirano a dimostrare che il colpevole dell’omicidio di Meredith è uno solo e si trova già in carcere. Si tratta di Rudy Hermann Guede, l’ivoriano condannato a 16 anni di reclusione in secondo grado. Nello specifico gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori per Raffaele Sollecito chiedono che venga riaperta l’istruttoria per ascoltare nuovi testimoni e fare nuove perizie, in particolare sul gancetto del reggiseno di Meredith in cui venne isolato il dna di Raffaele, frutto di contaminazione ambientale con altri reperti. i legali chiedono che anche il Macbook su cui Raffaele sostiene di aver lavorato al suo computer la notte dell’omicidio di Meredith venga nuovamente analizzato e chiederà di poter ascoltare come testimone l’assassino del piccolo Tommaso Onofri, Mario Alessi, il quale, recluso nello stesso carcere di Rudy Guede, sostiene di aver raccolto una sua confidenza. E cioè che a uccidere Meredith furono lui e una persona mai sfiorata dalle indagini.

Nuovi riscontri Anche la difesa di Amanda Knox, composta dagli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova, chiede la riapertura dell’istruttoria per sentire nuovi testimoni e fare nuove perizie. Nello specifico chiedono di poter ascoltare il pentito di camorra Luciano Aviello che sostiene di sapere chi è l’assassino di Meredith. Sarebbe suo fratello Antonio insieme a un complice. Aviello sostiene anche di sapere dov’è nascosta l’arma del delitto e le chiavi di casa di Meredith, mai ritrovate. Per quanto riguarda le perizie scientifiche, i legali di Amanda chiedono che venga nuovamente analizzato il coltello che viene considerato l’arma del delitto su cui venne isolato Dna della Knox sull’impugnatura e di Meredith sulla lama. Per i legali quel risultato è frutto di contaminazione da reperti.