Caso Milanese, spunta un altro appartamento Tremonti spiato? La procura apre un fascicolo

La Sogei affittava un alloggio al piano terra perché il suo presidente non voleva fare le scale. Giallo sui preventivi per i lavori della casa usata da Tremonti: il primo era di 400mila euro. Il ministro spiato? La procura di Roma lo sentirà come teste

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Roma - Un preventivo da 400mila euro per i lavori nella casa destinata a Tremonti, «che non prendemmo neanche in considerazione perché sproporzionato». Un’altra casa presa in affitto dalla Sogei al piano terra in via di Parione, dove la società controllata dal Tesoro aveva già un appartamento al terzo piano, «espressamente richiesta» perché il presidente Sogei, Trevisanato, «riteneva disagevole salire per le scale». Altri dettagli sull’affaire immobiliare che coinvolge il titolare del Tesoro, con tanto di tentativo di gonfiare il conto dei lavori, emergono da un secondo verbale di Alfredo Lorenzoni, il segretario del Pio sodalizio dei Piceni. Uno dei documenti contenuti negli atti depositati ieri in giunta a Montecitorio a integrazione delle carte per la richiesta d’arresto dell’ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese.

Lorenzoni, che tra l’altro conferma «che fu Angelo Proietti (il titolare della Edil Ars, indagato anch’egli, al quale Milanese avrebbe, secondo l’accusa, procacciato milioni di appalti proprio con la Sogei, ndr) a dirmi per la prima volta che l’appartamento era destinato a essere abitato dal ministro Tremonti», il 7 luglio scorso racconta al pm napoletano Piscitelli che il valore dei lavori necessari nell’appartamento di via di Campo Marzio «ammontava secondo il nostro prezzario a circa 250-260mila euro». E aggiunge che «in precedenza l’Edil Ars aveva presentato per quell’appartamento, su incarico del nuovo inquilino, un preventivo per circa 400 mila euro che noi non prendemmo neanche in considerazione perché sproporzionato. Non erano previsti infatti lavori di consolidamento statico».

Il preventivo fu rispedito alla società di Proietti, e il prezzo dei lavori, ridotto a circa 200mila euro, fu anticipato da Milanese e scomputato dall’affitto che quest’ultimo avrebbe dovuto pagare. Ma che, stando alle dichiarazioni dell’imprenditore Tommaso Di Lernia, avrebbe invece versato, mensilmente e a Milanese, lo stesso Proietti. Sempre Lorenzoni, come detto, racconta che fu proprio Proietti a chiedergli di affittare l’immobile di via di Parione alla Sogei. In quel palazzo, spiega sempre il segretario del Pio sodalizio, la società di Ict del ministero dell’Economia aveva affittato «un appartamento sito al III piano di 220 mq e un appartamento al piano terra di circa 130 mq. Quest’ultimo - aggiunge Lorenzoni - fu espressamente richiesto dall’ing. Aldo Ricci (precedente Ad) per le esigenze del presidente Trevisanato che, a dire del Ricci, riteneva disagevole salire per le scale». Ma in via di Parione i lavori, conclude Lorenzoni, furono «a spese del conduttore».

Nelle carte depositate a Montecitorio, c’è anche l’integrazione della relazione sui conti bancari di Milanese, aggiornata a luglio di quest’anno. E il ctu sottolinea come «la somma complessiva fin qui corrisposta» dall’ex braccio destro di Tremonti al Pio sodalizio per la casa di via di Campo Marzio ammonta a 116.883,32 euro.

Intanto la procura di Roma potrebbe presto ascoltare come testimone Tremonti. Ieri piazzale Clodio ha ufficialmente aperto un fascicolo processuale sul presunto spionaggio del quale sarebbe stato vittima il titolare del Tesoro. La procedura di Piazzale Clodio è la solita, il responsabile del fascicolo stavolta è il procuratore capo in persona, Giovanni Ferrara.

Al momento l’inchiesta non prevede ipotesi di reato, è intitolata «atti relativi a» e contiene solo alcuni articoli di stampa. Tra i quali il colloquio con Repubblica nel quale Tremonti aveva dichiarato di sentirsi «spiato, controllato, pedinato», aggiungendo che proprio per questo motivo avrebbe incaricato il suo ex consigliere, Marco Milanese, di trovargli un’adeguata sistemazione, ossia l’appartamento in via del Campo Marzio. Le indagini della Procura di Napoli sul deputato pidiellino rappresentano una spada di Damocle che pende sulla testa del ministro giacché eventuali sviluppi negativi - è inutile negarlo - metterebbero in discussione la sua stessa permanenza a via XX Settembre.