Caso Mills, Berlusconi ricusa il giudice L'Anm: "Non può denigrare le toghe"

L'avvocato Ghedini presenta l'istanza contro il giudice Gandus: "Grave inimicizia". Avrebbe attaccato il precedente governo del Cavaliere su alcuni siti internet. Dura replica del pg Minale. Scontro al Senato sugli emendamenti contestati. Il premier due ore da Napolitano con Tremonti e Letta: illustrata la manovra economica

Milano - Ricusato il giudice Gandus. Perché da parte del presidente della decima sezione del tribunale di Milano sarebbero state fatte "reiterate manifestazioni di pensiero" che "appalesano" una "inimicizia grave nei confronti dell’imputato Berlusconi". Lo si legge nell’istanza di ricusazione del giudice, presentata oggi dai legali del premier. Nicolò Ghedini, parlamentare del Pdl e difensore di fiducia di Silvio Berlusconi, ha depositato nella cancelleria della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano l’istanza contro il giudice Nicoletta Gandus. La ricusazione riguarda il processo in cui Berlusconi è imputato, insieme all’avvocato inglese David Mills, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

La ricusazione L’istanza era stata anticipata, ieri, in una lettera scritta dal premier al presidente del Senato, Renato Schifani. Secondo il presidente del Consiglio, il giudice Nicoletta Gandus, presidente della decima sezione penale, davanti alla quale si sta celebrando il processo, ha "assunto posizioni pubbliche di netto e violento contrasto" su alcuni siti internet contro alcune leggi varate il precedente governo Berlusconi. "Se un giudice nutre personalmente profondo astio nei confronti di una parte del processo - si legge nell'istanza di 14 pagine - ha l’obbligo di astenersi appalesando il motivo, anche se questa sua condizione soggettiva che attiene al foro interno dei suoi sentimenti non è mai stata conosciuta da altri. È giocoforza ammettere che lo stato di grave inimicizia sia ragione di ricusazione quando lo stesso sia conosciuto. Infatti nella astensione si pretende che il giudice, per evitare che i suoi sentimenti influiscano sul giudizio, debba chiedere di non parteciparvi al fine di evitare ogni interno sforzo per essere terzo e imparziale".

"Gandus possedeva azioni Mediaset" Nella istanza di ricusazione, i legali di Silvio Berlusconi osservano come il giudice Nicoletta Gandus "appaia fra i soggetti potenzialmente danneggiati nel processo collegato, da cui nasce il presente processo (quello in cui Berlusconi è imputato per frode fiscale, ndr), avendo posseduto azioni Mediaset ed essendo quindi tra quei soggetti che potenzialmente avrebbero potuto costituirsi parte civile anche nei confronti di Berlusconi, e che a tutt’oggi, anche dopo la declaratoria di prescrizione del reato, possiedono legittimazione attiva per proporre azione civile contro il medesimo". È questa una delle ragioni, oltre alla "grave inimicizia" che avrebbe manifestato il magistrato nei suoi interventi pubblici, per le quali i difensori del presidente del Consiglio chiedono che il loro assistito non venga giudicato da Nicoletta Gandus.

La replica del pg Nel comunicato, il procuratore della Repubblica, Manlio Minale, scrive: "Avendo letto, così come riportato sulla stampa, il testo della lettera inviata dal presidente del Consiglio al presidente del Senato nella quale, nell’illustrare le ragioni poste a base dell’emendamento al decreto legge sulla sicurezza proposto dai senatori Bertelli e Vizzini e diretto ad introdurre l’articolo 2-bis sulla sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002, si qualifica come stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politicì un procedimento avviato da questo ufficio e attualmente pendente nella fase dibattimentale dinanzi al tribunale di Milano, deve con forza respingere tali illazioni". "Il procedimento - continua il procuratore capo - per corruzione in atti giudiziari pendente dinanzi al tribunale di Milano nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio e dell’avvocato Mills, al quale evidentemente si fa riferimento nella lettera sopra ricordata, è stato iscritto a seguito di precise dichiarazioni rese dallo stesso Mills in data 18 luglio 2004 alla presenza del difensore, nel corso di un interrogatorio quale persona indagata in altro procedimento. Le indagini sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell’esclusiva ottica dell’accertamento della verità. All’esito delle indagini preliminari - conclude Minale - è stata esercitata l’azione penale e gli atti, superato positivamente il vaglio dell’udienza preliminare, sono pervenuti al tribunale. All’esito di un dibattimento iniziato in data 13 marzo 2007 e prossimo alla conclusione, il tribunale deciderà in ordine alla fondatezza o meno delle accuse".

Le barricate dell'Anm "Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale". Così l’Associazione nazionale magistrati interviene sulle "accuswe gravissime" rivolte da Silvio Berlusconi ai magistrati del processo Mills: "Questi comportamenti rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto". La Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati terrà domani pomeriggio una conferenza stampa sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio.

Lo scontro in Aula La lettera del presidente del Consiglio a sostegno degli emendamenti battezzati "salva-premier", letta dal presidente Renato Schifani in Aula, ha cambiato del tutto il clima di Palazzo Madama dove si discute sul decreto sicurezza. Quasi tutti i senatori dell’opposizione hanno chiesto la parola per stigmatizzare l’intervento del premier rievocando il tempo delle "leggi ad personam" che, secondo l’opposizione, ha segnato la precedente esperienza berlusconiana di governo. La linea d’attacco, concordata da Idv e Pd, è la richiesta di non passaggio agli articoli considerando la presentazione ieri degli emendamenti "blocca processi" come un fatto che "stravolge le finalità del decreto" come ha sostenuto il costituzionalista Stefano Ceccanti, su cui l’Aula non ha potuto pronunciarsi essendo stati depositati dopo la discussione generale del provvedimento chiusasi giovedì scorso. Dai banchi del Pd e dell’Idv si succedono parole sui "rischi di regime" oltre a espressioni di "sconcerto, amarezza, stupore" per la lettera considerata, sopratutto dai senatori del Pd, "uno schiaffo al dialogo" fino a parlare di "insulti al Parlamento". Il capogruppo dell’Idv Felice Belisario parla di un tentativo di "dittatura dolce" con "l’evidente volontà di mettere il bavaglio alla magistratura". Intervengono anche gli ex pm Gerardo D’ Ambrosio e Felice Casson che non nascondono le proprie preoccupazioni per il "vulnus alle regole della democrazia". Schifani dà la parola a tutti facendo rispettare rigorosamente i tempi di intervento. A fine seduta, il presidente mette in votazione la richiesta di "non passaggio agli articoli" che il Senato boccia con tondo 159 contro i 122 a favore.

Il voto finale martedì prossimo L'ultima parola a palazzo Madama è prevista per martedì prossimo. La decisione sul voto è stata presa dalla conferenza dei capigruppo. La discussione proseguirà durante questa settimana con l’esame e il voto degli emendamenti.

Colloquio con Napolitano È terminato poco prima delle 19 l’incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il premier, che era accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta e dal ministro dell'Economia Gilulio Tremonti ha lasciato il Colle dopo quasi due ore di colloquio. Nel corso dell'incontro al Quirinale, sono state illustrata al presidente della Repubblica le linee della imminente manovra economica e finanziaria, lo rende noto un comunicato della Presidenza della Repubblica.