Caso Mills, respinta la ricusazione della Gandus Ghedini: sorprendente, ricorso in Cassazione

La Corte d’Appello di Milano ha respinto l’istanza
di ricusazione avanzata dal premier nei confronti del giudice Gandus: "Nessun difetto di correttezza". I legali: "Ricorso in Cassazione, vogliamo un processo con un giudice che sia e appaia davvero imparziale"

Milano - I giudici della quinta Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione avanzata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nei confronti del giudice Nicoletta Gandus, presidente del collegio giudicante nello stralcio del processo sui presunti fondi neri Mediaset in cui il premier è imputato di corruzione giudiziaria insieme all’avvocato britannico David Mills. Lo hanno riferito fonti giudiziarie dopo che era stata depositata in mattinata la decisione dei giudici, che avevano iniziato ad esaminare il caso il 10 luglio scorso.

Le motivazioni della Corte La Corte d’appello ha ritenuto l’istanza di ricusazione non ammissibile e l’ha respinta nel merito. I giudici della quinta Corte d’appello, si legge nella motivazione della sentenza, sostengono che "i documenti che dovrebbero dimostrare l’inimicizia grave tra la dottoressa Gandus e il ricusante non rispondono a nessun requisito: sono mere manifestazioni di pensiero relative non a rapporti personali o comportamenti dell’onorevole Silvio Berlusconi, ma semplicemente critiche a testi di legge approvati dal Parlamento durante la legislatura 2001-2006, nella quale quest’ultimo è stato capo del Governo". Nella motivazione che respinge l’istanza di ricusazione del giudice Gandus, si legge anche che quest’ultima "non sembra aver violato il codice deontologico dell’Associazione nazionale magistrati che all’articolo 8 individua per l’indipendenza del magistrato anche la sua esclusione da centri di potere partitici. Nulla - prosegue l’ordinanza - può indurre a ritenere che dai documenti attestanti le opinioni espresse da quel giudice, possano ricavarsi indizi di una sua partecipazione a tali centri".

Ghedini: "Ricorso in Cassazione" Silvio Berlusconi, tramite il suo avvocato difensore Niccolò Ghedini, farà ricorso in Cassazione. "La decisione della Corte d`Appello di Milano è a dir poco sorprendente" e "a questa situazione la Corte di Cassazione a cui proporremo ricorso, non potrà non porre rimedio accogliendo la ricusazione, consentendoci di celebrare un processo con un giudice che sia e appaia davvero imparziale", annuncia Ghedini. "Dopo aver ammesso, e non si poteva certo fare altrimenti con quelle prove documentali, la evidente politicizzazione della dotoressa Gandus e la sua palese avversione al governo Berlusconi - argomenta il legale del premier - non ha ritenuto di accogliere la ricusazione affermando che avendo costei giurato fedeltà alla Costituzione quale magistrato, deve ritenersi che tale impegno sia prioritario rispetto a quello politico e che quindi certamente compirà lo sforzo di essere imparziale. Se la terzietà reale o apparente che si pretende sia garantita in uno stato di diritto è ovvio che la Corte milanese non la garantisce affatto. Ma la sintesi è ancora una volta sempre la stessa: Silvio Berlusconi deve essere giudicato a Milano da un giudice che sia dichiaratamente appalesato come suo avversario politico, per un reato per il quale di fronte ad altro Tribunale sarebbe già stato da tempo assolto perchè il fatto non sussiste".

La ricusazione L'istanza di ricusazione era stata presentata perché, secondo la difesa, il giudice Nicoletta Gandus avrebbe manifestato una "grave inimicizia" nei confronti del premier, sottoscrivendo, in particolare, alcuni appelli lanciati sul web critici verso le scelte legislative del precedente esecutivo guidato dal Cavaliere. L’istanza era stata presentata dal presidente del consiglio attraverso i suoi legali, gli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo, lo scorso 17 giugno. La prossima udienza del processo è fissata per domani.

Il processo Al centro del processo, che ha preso il via nel marzo 2007, c’è l’accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600mila dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone - e quindi con l’obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla - le informazioni su due società off shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Sia Berlusconi sia Mills hanno sempre respinto le accuse, e il gruppo di Segrate ha ribadito in più occasioni in diverse note la propria correttezza e trasparenza.