Caso Mills, rinviata a settembre delibera del Csm

Il plenum del Csm all'unanimità ha
deciso di rinviare a settembre la risoluzione in cui si contestava al premier di aver usato "espressioni
denigratorie" nei confronti dei magistrati di Milano. Il vicepresidente Mancino: "Il clima si rassereni"

Roma - Il plenum del Csm all'unanimità ha deciso di rinviare a settembre, alla ripresa dell'attività dopo la pausa estiva, la risoluzione in cui si contestava al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di aver usato "espressioni denigratorie" nei confronti dei magistrati di Milano del processo Mills, in cui il Cavaliere è accusato di corruzione in atti giudiziari. L’assemblea ha accolto la proposta del vicepresidente Nicola Mancino.

Le dichiarazioni del premier Il presidente del Consiglio aveva affidato a una lettera inviata al presidente del Senato Renato Schifani, nella quale il premier aveva parlato di un "sostituto procuratore milanese" che utilizzava "la giustizia a fini mediatici e politici" e di magistrati del "Tribunale di Milano anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulle tesi accusatorie". La decisione del plenum, di discutere solo dopo la pausa estiva la pratica, è maturata dopo la proposta del vicepresidente Mancino il quale ha rilevato, parlando ai consiglieri, che "spetta a noi contribuire a rasserenare i rapporti istituzionali superando polemiche strumentali che hanno investito non tanto le lacune, sempre possibili del nostro lavoro, ma direttamente la legittimazione del Consiglio".

L'esame della pratica La pratica sul caso Berlusconi-Mills, dunque, verrà esaminata nel corso di un plenum straordinario - Mancino parlerà con con il capo dello Stato Giorgio Napolitano per stabilire la data e gli argomenti del dibattito - nel quale si affronterà il tema più ampio del ruolo, funzioni e attribuzioni del Csm.

Mancino: "Ogni ferita alle toghe nuoce alla democrazia" "Ogni ferita che si arreca all’ordine giudiziario nuoce alla democrazia. La democrazia - ha aggiunto il vicepresidente del Csm - si regge se la giustizia è autonoma e indipendente e se lo sono i suoi protagonisti".