Il caso Mondo animale e alimentazione

Il nuovo anno potrebbe portare novità positive per le galline: dal primo gennaio infatti in virtù di una direttiva europea del ’99, dovrebbe arrivare lo stop agli allevamenti intensivi in batteria, quelle anguste gabbie di rete metallica dove le galline ovaiole vengono confinate: «uno spazio di soli 550 centimetri quadrati, meno di un foglio di carta A4» ha denunciato più volte la Lega antivivisezione. L’Italia però non si contraddistingue per il buon esempio. Almeno per ora. È infatti il Regno Unito che sta facendo da apripista aderendo alla direttiva mentre gli altri Paesi, compreso il nostro, stanno a guardare.
In Italia l’applicazione della norma sarebbe una rivoluzione da grandi cifre: secondo i dati di Una (Unione nazionale avicoltura) il cambiamento interesserebbe 55 milioni di galline ovaiole (il 9,2% del pollame nazionale) e 4.970 allevamenti italiani. Ma ci sono resistenze e per ora gli allevatori nicchiano: per questo la Lav ha scritto al ministro delle Politiche agricole Mario Catania: il timore è che l’emendamento alla Legge Comunitaria presentato dal governo sulla commercializzazione delle uova comporti «la non sanzionabilità di molte violazioni nella filiera ovaiola (dall’allevamento alla vendita), la cancellazione dell’aggravante per i soggetti che ripetono le violazioni, e una sanatoria per le diciture facoltative in contrasto col Regolamento sulla etichettatura delle uova».
Secondo una stima di Una, in Italia nel 2010 sono state prodotte 12 miliardi e 834 milioni di uova, per un valore, quantifica Assalzoo, di 1.150 milioni di euro. Il nostro consumo pro-capite è di 210 uova.
Il 68% circa delle galline ovaiole allevate nell’Ue, stima la Lav, se rinchiuse nelle gabbie da batteria vive pochissimo, circa un anno. E la natura altamente restrittiva di queste gabbie non consente modelli di comportamento equilibrati come la ricerca del foraggio, la cova delle uova, o la ricerca del cibo sul terreno. Insomma i polli sarebbero stressatissimi.
Nelle gabbie di batteria gli animali inoltre sono esposti a luce artificiale che altera il ciclo giorno-notte, il pavimento in rete provoca spesso lesioni ai piedi e unghie delle galline che manifestano anche fragilità delle ossa, spiega ancora la Lav. Perciò la direttiva che mette al bando le gabbie da batteria rappresenta secondo la Lav «una vittoria storica per il movimento animalista» anche se sottolinea che l’enorme miglioramento delle condizioni di vita degli animali è ancora minacciato dal ritardo sul bando dell’allevamento in batteria.
Il controcanto arriva però da parte Assalzoo, l’associazione nazionale fra i produttori di Alimenti Zootecnici, secondo cui «tra le uova prodotte da galline, allevate al chiuso o a terra, e tutte comunque alimentate con mangimi, non c’è alcuna differenza di qualità nutritive». Una sostanziale equivalenza di prodotto che sarebbe anche stata confermata su Poultry Science dagli studiosi americani del «Department of Poultry Science» della North Carolina State University.