Il caso La mossa del cavallo spariglia i giochi

Nel gioco degli scacchi, il cavallo - non quello morente di Viale Mazzini - rappresenta l’elemento di eccentricità in un canovaccio altrimenti un tantino prevedibile. L’alfiere muove in obliquo, la torre in orizzontale o in verticale, la regina in tutti e tre i modi. Il cavallo no, disegna una elle, per di più saltando sopra le teste degli altri pedoni. Insomma, spariglia il gioco fornendogli un pizzico d’imprevedibilità, anche perché si tende a sottovalutarlo e a dimenticarne la pericolosità.
Di solito in materia di televisione, sulla scacchiera dei palinsesti la controprogrammazione avviene con generi omogenei - varietà contro varietà, fiction contro telefilm e film... - per contendere il pubblico alla concorrenza sul suo stesso terreno. Da tempo, Rai e Mediaset non agiscono più in feroce conflitto. La crisi economica e della pubblicità ha ridotto il livello di spregiudicatezza della guerra degli ascolti e i dirigenti della tv pubblica e di quella commerciale hanno scelto di diversificare. Ora però, puntando sulla fiction di qualità, con un doppio salto mortale la Rai accentua la divaricazione dai reality targati Mediaset. E, come il cavallo degli scacchi, passa sopra le teste dei concorrenti di Amici e del Grande Fratello, con una biografia di Sant’Agostino o, come domani e lunedì, con un film su Franco Basaglia.
In un imprevedibile sussulto di orgoglio, il cavallo morente di Viale Mazzini ha ritrovato vitalità buttandosi su contenuti sociali, d’autore, colti. Stavolta, però, con la miniserie sulla chiusura dei manicomi, l’asticella si alza ulteriormente e non sarebbe da meravigliarsi se l’azzardo si rivelasse temerario. Mai come domani e lunedì le due Italie televisive risulteranno lontane: da una parte quella dei talent e dei reality show con amorazzi in corso e ragazzotti pieni di ambizioni, dall’altra quella delle «fiction di contenuti» come le chiama Del Noce, con protagoniste persone affette da disturbi psichiatrici.
Forse anche il direttore di Rai Fiction ha sottovalutato la mossa del cavallo e nemmeno lui si aspettava ascolti così elevati se è vero che queste serie sono state programmate in bassa stagione, mentre per il più strategico periodo di garanzia (quando si decidono gli investimenti pubblicitari) ha tenuto in serbo Capri, fogliettone patinato a lunga serialità senza troppe ambizioni. Come a dire che anche la Tv di Stato non crede troppo alla sua missione pubblica e, quando il gioco si fa duro, bada innanzitutto a garantirsi la pagnotta. Peccato.