IL CASO NASSIRYA E I PRESTIGIATORI

Un'altra occasione persa da parte della Provincia di Genova per colpa di una sinistra maggioranza comunista, ancorata a posizioni ideologiche, antiquate, superate dalla storia e dal buon senso comune. Con una mozione di Alleanza Nazionale, sostenuta fermamente da tutta la minoranza, è stato richiesto di poter titolare una saletta dell'Ente ai caduti di Nassirya, quei carabinieri, quei ragazzi, che hanno saputo svolgere con estremo valore e dignità il compito loro assegnato in Iraq e che sono stati trucidati da terroristi senza nome, senza volto, senza scrupoli. Questi militari hanno dato lustro all'Italia intera, impegnati in una missione umanitaria in quelle terre pericolose e lontane, collaborando per la costruzione di ospedali da campo, soccorrendo i feriti durante gli scontri, aiutando le popolazioni civili con cibo e medicinali, sacrificando la propria vita per salvare quella di altri che neppure conoscevano. Anche il Presidente della Repubblica non ha potuto dimenticarlo, ma evidentemente neppure questo è stato sufficiente per spingere la Provincia di Genova, attraverso i propri rappresentanti istituzionali, a compiere quel gesto di coraggio che non si è mai visto in cinque anni, al contrario di altre province e comuni italiani: del resto «se uno il coraggio non lo ha, non se lo può dare». Così, il gruppo di Rifondazione Komunista, che solitamente aspetta di sentire tutti gli interventi prima di suonare la carica, questa volta si è lanciato subito nel dibattito per chiarire immediatamente quale fosse la sua posizione, in modo da fugare qualsiasi dubbio e qualunque incertezza al resto della maggioranza affinché, secondo prassi ormai consolidata, si potesse adeguare alle sue decisioni. Infatti così è andata, esattamente come avevo anticipato al consiglio nel corso delle mie considerazioni. Anzi, è stato anche chiesto ai proponenti di ritirare la mozione per rinviare tutto ad una più attenta valutazione in commissione, in modo da evitare il voto sulla pratica e risparmiare a qualcuno un travaso di bile nel dover continuare ad ingoiare, per spirito di coalizione, le solite scelte preordinate: uno spettacolo tanto deludente quanto monotono e, se continuo a ribadirlo, è solo perché non mi potrò mai abituare a questa penosa impostazione. Alla fine, nelle votazioni, due consiglieri della Margherita con «scatto d'orgoglio» si sono timidamente astenuti, forse per salvarsi la coscienza, e lo stesso ha fatto il presidente del consiglio, attento Ds, che ha saputo così esaltare il suo ruolo istituzionale al di sopra delle parti: tanto, al di sotto, le parti erano già numericamente schierate per il voto contrario. Invece il presidente Repetto, con fiuto impeccabile, vedendo che la discussione si stava animando e intuendo che si sarebbe giunti al voto sulla mozione perché nessuno aveva intenzione di ritirarla, con un abile gioco di prestigio ha pensato bene di sparire anticipatamente dal consiglio: in fondo, le prossime elezioni si avvicinano e pure le eventuali ricandidature … nel dubbio, meglio non scontentare nessuno.
*Vice capogruppo Forza Italia