Caso nato dalla lite per un terreno finita in tribunale

da Roma

Un terreno è il «casus belli» tra la curia di Cassino e le due suore di clausura. La versione ufficiale della Chiesa è totalmente diversa da quella delle due religiose e del loro legale, Luca Brezigar. Il vescovo locale, monsignore Francesco Bugnaro, pubblicherà oggi una nota per spiegare la posizione della Curia. «Se ne sono andate spontaneamente - accusa una consorella, suor Maria -. Non hanno più niente a che fare con noi: sono secolarizzate da un anno». All’origine della discordia c’è un caso di malversazione in cui è coinvolto un ex carabiniere, per anni factotum del monastero. Suor Albina, priora fino al 2005 e suor Teresa, tesoriera, in questa storia sono passate da testimoni a parte offesa fino a indagate perché l’uomo in questione è accusato di estorsione o circonvenzione di incapace. «Il mio assistito - spiega l’avvocato Luca Brezigar, legale anche delle religiose - è accusato di aver venduto sottocosto un terreno su mandato delle suore. Il denaro ricavato, però, non è scomparso: con quei soldi sono stati fatti lavori di manutenzione. Le mie assistite sono state svestite del velo dopo una visitazione apostolica». Grazie all’ex militare le due avevano adottato una «gestione moderna» del monastero, che non è piaciuta alla Curia. A punto qualcuno ha ipotizzato che l’ex carabiniere, che verrà processato con rito abbreviato, avesse compiuto il reato di circonvenzione di incapaci. «Una menzogna - conclude Brezigar -. Comunque le religiose, inizialmente ascoltate come testimoni, sono state indagate in un secondo processo e si sono allontanate dal monastero per motivi di salute. Ma non sono state riammesse. La Curia avrebbe voluto dividerle e mandarle in altri conventi. Hanno rifiutato perché alla loro età cambiare posto avrebbe significato morire».