Il caso La nuova guerra diplomatica è tra Teheran e il British Museum

Le relazioni tra Iran e Gran Bretagna hanno conosciuto un netto raffreddamento da giugno, con la rielezione contestata del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Teheran accusa Londra di guidare il movimento di contestazione dei risultati di queste elezioni. Ora, anche l’arte si è intromessa a peggiorare i già tesi rapporti. La prima dichiarazione dei diritti umani nella storia dell’umanità risale, per diversi studiosi, al 540 avanti Cristo. A emanarla fu Ciro il Grande, imperatore di Persia, dopo la vittoria a Babilonia, dove regnò garantendo ai sottomessi la libertà.
La dichiarazione è racchiusa nel «cilindro di Ciro», custodito oggi al British Museum, ed è su questo oggetto che è esplosa la nuova guerra diplomatica tra Iran e Gran Bretagna. Teheran ha annunciato di aver troncato i rapporti con il museo britannico che non avrebbe rispettato i termini di un accordo per il prestito dell’oggetto dopo gli scontri del 27 dicembre scorso, quando la piazza iraniana in protesta conobbe la repressione della polizia e della milizia basiji. Il British Museum avrebbe dovuto prestare per quattro mesi il cilindro a Teheran, che lo richiese per una grande mostra sull’imperatore. «Ci hanno detto che sarebbe stato trasferito a settembre, poi hanno detto che sarebbe arrivato a novembre e poi ci hanno fornito la data del 16 gennaio. Abbiamo speso almeno 200mila dollari nei sistemi di sicurezza», ha spiegato Hamid Baqaei, capo dell’organizzazione che tutela il patrimonio culturale iraniano e promuove il turismo. «Poi - ha aggiunto Baqaei, citato dalla stampa iraniana - ci hanno mandato una lettera in cui dicevano di non poterlo inviare a causa degli incidenti nel giorno dell’Ashura (il 27 dicembre, ndr). Da oggi tagliamo i rapporti con loro e inoltreremo una protesta all’Unesco». Teheran, inoltre, invierà ai musei più importanti del mondo una lettera in cui si citano i «motivi politici» del mancato trasferimento dell’oggetto nel Paese.
«Il cilindro di Ciro» fu scoperto nel 1879. Shirin Ebadi, l’avvocatessa iraniana premio Nobel per la Pace, malvista dal proprio governo per l’impegno nei diritti umani, citò l’imperatore Ciro come un capo che «garantì la libertà per tutti» proprio nel discorso di accettazione del premio. Il «cilindro» disse, «è uno dei più importanti documenti nella storia dei diritti umani» e nel 2006 fu l’allora capo del Foreign Office, Jack Straw, a far notare la contraddizione tra la liberazione degli ebrei voluta da Ciro e «i folli appelli di Mahmoud Ahmadinejad perché Israele sia cancellato dalle mappe geografiche».
Le ragioni per cui il British Museum ha rinviato la consegna dell’oggetto non sono, apparentemente, politiche. Iscrizioni simili a quelle cuneiformi del «cilindro» sono state trovate su due tavole rinvenute nel museo e provenienti da Babilonia. «È stata una scoperta eccitante ed è questa la ragione del rinvio», ha precisato ad al Jazeera Hannah Boulton, capo dell’ufficio stampa del British Museum, «su questo abbiamo cercato un’intesa con i colleghi di Teheran. Nella nostra collezione abbiamo 200mila tavole con i caratteri cuneiformi e soltanto in pochi, tra i ricercatori, sono in grado di tradurle e interpretarle», ha spiegato.