Caso Orlandi: il capo delle Guardie Svizzere «ucciso perché sapeva»

Secondo il magistrato Ferdinando Imposimato, Alois Estermann era una spia della Germania Est e fu ucciso per farlo tacere sul sequestro della ragazza vaticana

Dopo la richiesta di riapertura del caso dell'omicidio di Alois Estermann, il comandante della Guardia Svizzera ucciso con la moglie nel maggio 1998, avanzata da Muguette Baudat, madre di Cedric Tornay, il caporale accusato del delitto, Ferdinando Imposimato, magistrato che si è occupato della scomparsa di Emanuela Orlandi, dice al settimanale «Oggi», in edicola da domani, che Tornay era innocente e che la pista da seguire per quei delitti è quella dei servizi segreti.
Secondo la ricostruzione vaticana, Tornay avrebbe ucciso il suo comandante per motivi di risentimento personale e si sarebbe poi suicidato. Imposimato sostiene invece che Estermann fosse una spia della Stasi e che, dopo aver subito un furto di dossier riservati, temesse per la sua vita, tanto da contattare l'agente di Gladio Antonino Arconte per ottenere asilo politico negli Stati Uniti.
L'ex magistrato ritiene che Estermann avesse avuto un ruolo chiave nel sequestro di Emanuela Orlandi, che risale al 1983 ed è tuttora un caso irrisolto. «Il primo a sospettare che fra le Guardie Svizzere ci fosse una spia fu Ercole Orlandi, il papà di Emanuela - dichiara Imposimato a «Oggi» -. Mi parlò dei suoi sospetti perchè, mi spiegò, solo uno di loro poteva conoscere in tempo reale gli sviluppi delle indagini sul rapimento della figlia. E mi fece notare che l'alloggio di Estermann era in una posizione strategica, alla sinistra dell'ingresso di Porta Sant'Anna, in via di Porta Angelica. Sul terrazzo dell'appartamento c'è un punto di osservazione formidabile: si vedono sia via dei Pellegrini sia Porta S. Anna. E da questo varco passava tutti i giorni Emanuela. Quindi Estermann poteva vederla, annotarne orari, movimenti e abitudini. Per un esterno sarebbe stato impossibile».