Caso Orlandi, la procura: "Si va verso la riapertura della tomba di De Pedis"

Gli investigatori orientati alla ripaertura della tomba del boss della banda della Magliana Renatino De Pedis, sepolto a Santa Apollinare. Sulla scomparsa della ragazza, di cui non si hanno più notizie dal 1983, indagano i pm Capaldi e Maisto

Roma - La tomba di Renato De Pedis, detto Renatino, il boss della banda della Magliana ucciso il 2 febbraio 1990 e sepolto nella basilica di Santa Apollinare, a Roma, sarà probabilmente aperta. In procura, dove si indaga sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta nel 1983, non trapelano indiscrezioni, ma l’eventuale apertura del sepolcro appare sempre più vicina alla luce di quanto sta emergendo dalle indagini.

Le indagini L’eventuale riapertura della tomba servirebbe agli inquirenti per cercare possibili elementi utili per il prosieguo degli accertamenti e per rafforzare il collegamento tra la scomparsa della ragazza e De Pedis, indicato dall’ex amante Sabrina Minardi come l’esecutore del rapimento e il responsabile dell’occultamento del cadavere. Alla probabile iniziativa della procura non potrebbero opporsi né il Vaticano, poichè la basilica di Santa Apollinare non è da considerarsi extraterritoriale, né i familiari di De Pedis.

La telefonata a Chi l'ha visto? Lo spunto per l’apertura della tomba è arrivato, tra l’altro, da una telefonata anonima fatta alla redazione di Chi l’ha visto? alcuni anni fa: "Se volete saperne di più su Emanuela Orlandi, guardate nella tomba di De Pedis" disse lo sconosciuto. Secondo i risultati di una perizia fonetica l’anonimo sarebbe il figlio di una persona legata alla banda della Magliana e in particolare a Renatino. Il riferimento è stato oggetto di quesiti posti dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e da sostituto Simona Maisto, titolari degli accertamenti, a vari testimoni ascoltati negli ultimi tempi. E nel corso di questi atti istruttori sarebbero emersi ulteriori spunti investigativi. Per la scomparsa della Orlandi, all’epoca dei fatti 15enne, sono indagate quattro persone. Sergio Virtù, 49 anni, Angelo Cassani, 49 anni, detto Ciletto, Gianfranco Cerboni, 47 anni, detto Giggetto, e Sabrina Minardi.