Caso Pacenza, Di Pietro insiste: via quei parlamentari dell’Ulivo

Il leader dell’Idv chiede le dimissioni dei sette deputati che hanno visitato in carcere il consigliere Ds

da Milano

La manifestazione dei sette parlamentari dell’Unione davanti al penitenziario di Cosenza, per protestare contro l’arresto di Franco Pacenza, capogruppo Ds in Calabria indagato per concussione in una maxitruffa ai fondi Ue, ha fatto infuriare l’ex pm Antonio Di Pietro, che ora chiede le dimissioni dei sette colleghi della maggioranza. «La manifestazione dei parlamentari calabresi appartenenti alla coalizione dell’Unione - ha detto il ministro delle Infrastrutture - rasenta una contrapposizione tra poteri dello Stato. La politicizzazione di tutta questa faccenda finisce per trasformare un caso giudiziario nell’ennesimo attacco alla magistratura, per giunta da parte di parlamentari di area governativa. Parlamentari che manifestano contro la custodia cautelare di Pacenza, non fanno altro che porsi in contrapposizione con un’altra istituzione dello Stato, delegittimando così l’operato dei magistrati, il che non può essere consentito in uno Stato di diritto».
Di Pietro aveva già criticato la visita «corale» al capogruppo diessino da parte dei sette parlamentari, interpretata dal leader dell’Italia dei valori come un messaggio di delegittimazione della magistratura. Che, in risposta, avevano chiesto le dimissioni del ministro. «Fanno bene a parlare di dimissioni - ha replicato Di Pietro -, ma non devono chiederle al sottoscritto. Dovrebbero avanzarle a loro stessi che si pongono su tale crinale di ragionevolezza». Attacchi all’ex pm anche dal centrodestra, con Vittorio Sgarbi, nemico storico di Di Pietro e oggi assessore alla cultura del Comune di Milano: «Nessun magistrato può imporre divieti che prescindano dai principi della Costituzione - ha detto Sgarbi -. E, come non può torturare, nonostante le convinzioni di Di Pietro, così non può proibire ai parlamentari ciò che la Costituzione prevede».
Pacenza è stato interrogato ieri dal gip Giuseppe Greco. Circa due ore di interrogatorio, nel quale il capogruppo Ds in Calabria ha negato ogni addebito, a partire dai rapporti con Franco Rizzo, amministratore delle aziende finite sotto inchiesta. Da parte loro, gli avvocati di Pacenza hanno ribadito che le accuse mosse al consigliere regionale sono insussistenti e per questo hanno chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere.