Caso Pantani, c'è uno scoop «coniugale».

D i nuovo il caso Pantani. Adesso c'è questo giornalista francese, Philip Brunel, che annuncia un libro zeppo di dubbi irrisolti. Ricostruendo le ultime ore del campione, il cronista parigino arriva alla conclusione più inquietante: e se Marco Pantani l'avessero ucciso? Fino alla prossima estate, quando probabilmente il libro uscirà, la domanda resta sospesa. L'unica certezza per ora è questa: gli italiani hanno condotto una pessima indagine, sotterrando sbrigativamente la povera vittima. I giudici di Rimini, che all'epoca hanno condotto il caso e adesso ne escono da impediti, sentitamente ringraziano.
Bisogna comunque farsene una ragione: il libro arriva puntualmente a colmare l'ultimo vuoto lasciato dalla fitta bibliografia sul caso, trasformando una morte maledetta in un grande giallo. Siamo nel solco della tradizione: da Marilyn Monroe a Papa Luciani, non c'è decesso choccante e inatteso che non ispiri clamorosi libri-verità. A posteriori, quando nessuno può più provare nulla.
Sin qui dunque siamo nella norma. Ma a rendere il caso editoriale veramente unico è un episodio che a memoria d'uomo non ha precedenti. Sabato, trasmissione Dribbling, reti Rai: il conduttore Andrea Fusco annuncia grandi approfondimenti sul giallo Pantani. C'è clima di attesa, la trasmissione punta moltissimo su questa vicenda. A supporto, un'intervista in esclusiva proprio a Philip Brunel, l'autore del libro. Vai col lancio: «Ecco il servizio della nostra inviata Alessandra De Stefano...». Però, pensa l'utente: roba grossa. Ma c'è una cosa che l'utente non sa, che non è tenuto a sapere, ma che è giusto sappia: quello che scorre in video non è un inedito sul caso Pantani, ma un inedito nella storia della televisione. Si tratta del primo caso in assoluto di scoop coniugale. È penoso, è imbarazzante, ma è doveroso dirlo: Alessandra De Stefano, inviata Rai, è la signora Brunel. Già che ci sono, potrebbero girare tutto nel tinello di casa, lei coi bigodini e lui con la vestaglia di flanella. Sì, la Rai fa anche questo: un'amata intervista l'amato sul suo ultimo libro. Stranamente, l'intervistato non ne esce malissimo.
Una cosa va detta: i due non sono sposati ufficialmente. Ma sono a pieno titolo una coppia di fatto. Una bella storia nata sulle strade del ciclismo, niente da ridire, anche perché sono affari privati. Ma il problema sta tutto qui: diventa affare privato anche un delicato servizio pubblico. Senza che nessuno, né loro, né tanto meno la Rai, provi il minimo imbarazzo. Uno scandalo? Sicuramente non è il peggiore tra i tanti. Però non si fa. Non si deve fare. Per correttezza, per senso di opportunità, per semplice buongusto. Per evitare il sospetto di interessi privati in atti d'ufficio. Ma c'è una cosa ancora più triste dello scandalo in sé: che non lo colgano. O, peggio, che addirittura lo colgano: ma ineffabili e indifferenti, ugualmente procedano.
U morismo volontario e involontario, le migliori della domenica. Paolo Di Canio: «Il mio è un saluto normale». Ciccio Cozza, capitano della Reggina, prima di Reggina-Inter 0-4: «In casa andiamo alla grande». Gene Gnocchi a Giannichedda, giocatore della Juve: «La Juve è stata assolta nel processo-doping: per smettere di ridere, che medicina vi hanno dato?».