Caso Parmalat, Tanzi e altri 18 saranno processati a settembre

Fissata per il 28 a Milano la prima udienza per il crac di Collecchio. Alla sbarra l’ex cda del gruppo e i dirigenti di BofA, accusati di aggiotaggio, falso e ostacolo alla Consob

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Da quando gli ufficiali Antonio Martino e Lillo Pomponi della Gdf arrestarono Calisto Tanzi in una piazzetta nel centro di Milano sono passati appena 18 mesi. Un anno da quando l’encomio voluto dal comandante generale Roberto Speciale venne loro consegnato, durante un cerimonia insolitamente tenuta lontana dalle telecamere. Ma l’indagine ora è chiusa. E già si parte con il processo. Il 28 settembre davanti al collegio della prima penale, andranno alla sbarra 19 soggetti (16 persone e 3 società) accusati di aggiotaggio sul titolo di Collecchio, false comunicazioni ai revisori e ostacolo all’attività di vigilanza della Consob. Sono tempi record quelli spuntati da Francesco Greco e dai pm Eugenio Fusco e Carlo Nocerino. Soprattutto se si considera lo scacchiere sul quale ci si muoveva. Tra meline, attese d’accordi extragiudiziali per risarcire i risparmiatori, strettoie processuali con centinaia di avvocati costituitisi parte civile. Ma il gup Cesare Tacconi, con riconosciuta abilità, per tutti gli otto mesi di udienza preliminare ha rispettato il calendario che si era fissato, cerchiando a fine settembre la prima udienza nell’aula al terzo piano.
Alla sbarra Tanzi, i dirigenti di Bank of America Luca Sala, Luis Moncada e Antonio Luzi, della divisione Corporate Finance di BofA in Italia, gli ex consiglieri di amministrazione di Parmalat Finanziaria Enrico Barachini, Piero Mistrangelo, Paolo Sciumè, Luciano Silingardi, Paola Visconti. A giudizio anche il segretario del Cda ed ex direttore generale Andrea Petrucci e gli ex componenti del collegio sindacale Massimo Nuti, Oreste Ferretti e Mario Bughera. Inoltre, verranno processati l’ex responsabile di Parmalat Venezuela, Giovanni Bonici, i partner della società di revisione Deloitte & Touche Adolfo Mamoli e Giuseppe Rovelli. Da ultimo, al processo dovranno comparire come persone giuridiche la filiale italiana della società di revisione oltre a quella di Italaudit (ex Grant Thornton). I revisori di questa società, Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi, sono già sotto processo in uno stralcio. La posizione di Bank of America, per un problema di notifica, verrà unificata con quella degli altri cinque istituti bancari per cui la procura si prepara a chiedere il processo. Sulle richieste di patteggiamento, il Gup deciderà nei prossimi giorni, mentre a Roma Calisto Tanzi, il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno e l’ex ministro dei Trasporti e attuale presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, a luglio verranno sentiti dal Tribunale dei ministri.
Il rinvio a giudizio soddisfa la procura: ««È molto positivo - commenta il procuratore aggiunto reggente Greco - essere arrivati in 18 mesi al rinvio a giudizio. L’ordinanza del giudice è molto articolata ed è importante perché fissa principi utili anche per altri processi, soprattutto riguardo alla competenza territoriale». Positivo anche il commento dell’avvocato Marco De Luca, legale rappresentante del commissario straordinario di Parmalat Enrico Bondi: «C’è soddisfazione per la rapidità con cui si è arrivati al giudizio - commenta -. È stata una reazione veloce di fronte a fatti illeciti, questa è una rassicurazione per i risparmiatori e per il mercato». Distinzioni, invece, da parte dei difensori di Tanzi, Giampiero Biancolella e Fabio Belloni. Pur accettando con «sottomissione» il giudizio, Tanzi ribadisce «di non aver mai saputo o avallato la vendita di bond ai risparmiatori». Una posizione difensiva ormai impostata quella dell’ex re del latte. E che parrebbe trovare qualche riscontro nella consulenza affidata dalla procura di Parma al professor Alberto Nobolo. Documento che Biancolella ha con sé per leggerlo ai giornalisti: «A governare il gruppo Parmalat non erano in realtà gli azionisti - legge l’avvocato - ma i finanziatori esterni». Ancora: «La situazione di indebitamento del gruppo Parmalat Finanziaria aveva raggiunti livelli allarmanti - prosegue Biancolella - superiori al tasso di usura definito dall’Abi», ovvero sopra al 24,30%.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it