«Caso» Penati e silenzio della critica

Filippo Penati, presidente della Provincia, sarà il candidato della sinistra a sindaco di Milano? Se non è vero, è almeno verosimile. Se non è ancora deciso, è probabile. I segnali arrivano da tempo, forse dal giorno stesso in cui l'ex sindaco di Sesto San Giovanni si è insediato a palazzo Isimbardi. Il più significativo? L'attenzione diligente che le redazioni di importanti testate milanesi oggi riservano alle attività di un ente - la Provincia, appunto - considerato quasi irrilevante fino all'arrivo di Penati. Un'attenzione, per di più, totalmente acritica. Se l'opera dell'attuale sindaco di Milano Gabriele Albertini è quotidianamente (e legittimamente) sottoposta a un vaglio impietoso, per il presidente della Provincia la maggior parte dei cronisti e commentatori di cose milanesi si limita, diciamo così, a prendere atto: svolgono un'azione puramente descrittiva. La critica non si addice a Penati.
Basta guardare come sono andate le cose in occasione del noto colpo di mano con cui ha preso il controllo della Serravalle. Certi severi commentatori delle vicende finanziarie locali e certi implacabili fustigatori delle iniziative di Albertini per privatizzare (almeno in parte) le ex municipalizzate, sono stati colti da un'improvvisa crisi di timidezza e riservatezza quando Penati, andando nella direzione opposta, ha comprato da un privato, ad un prezzo generalmente considerato eccessivo, le azioni che gli servivano per avere la maggioranza assoluta.
Fra tanti occhiuti osservatori, non uno, ad esempio, che abbia notato che la Provincia, avendo la maggioranza del patto di sindacato, cioè del pacchetto azionario di controllo, col Comune in minoranza, di fatto già aveva il controllo della Serravalle. Che ragione c'era, dunque, di spendere tutti quei quattrini? Per rendere a maggioranza pubblica una società che già lo era? Oppure semplicemente per non avere a che fare col Comune? E non uno, di quelli che ogni giorno rinfacciano ad Albertini di non tenere in sufficiente considerazione il Consiglio comunale, che abbia avuto da ridire sul fatto che tutti quei quattrini per avere una maggioranza che già aveva, Penati li ha spesi senza passare dal Consiglio provinciale. Evidentemente a lui è concesso. Una maggioranza - aggiungo per inciso - dal futuro incerto: quando si voterà per la neonata provincia di Monza, infatti, palazzo Isimbardi dovrà cederle quote del suo patrimonio, fra cui un 9% della Serravalle. E non è affatto scontato che la provincia di Monza vada alla sinistra.
Ma se Penati vuole, dunque, trasferirsi a palazzo Marino; se pensa di candidarsi a sindaco di Milano, abbiamo il diritto di valutarlo da quello che ha già fatto come presidente della Provincia: soprattutto una spericolata e incomprensibile operazione finanziaria, con soldi pubblici, ignorando completamente l'assemblea elettiva a cui dovrebbe rispondere e il suo principale interlocutore istituzionale, il Comune di Milano. Come manifesto elettorale non c'è male.