Caso Penati, ora spunta la pistola Ma a chi andavano i quattrini?

La
vicenda della Milano-Serravalle si infittisce di intrecci. Non si tratta più di un semplice
episodio di
mazzette e corruzione. Spunta pure una pistola con cui Di Caterina avrebbe minacciato l'ex assessore all'Edilizia
di Sesto
San Giovanni. Più gli
inquirenti scavano, più si ha la conferma di aver a che fare con un fatto strutturale. L'ex pd Fabio Mussi: "Non vorrei scoprire che quei soldi servissero a comprare i congressi"

Milano - Ora che spuntano pure le pistole e fioccano gli avvisi di garanzia c'è poco da star tranquilli. E quella superiorità morale, usata per decenni come parafango contro gli illeciti commessi a vari livelli nella cosa pubblica, sembra sgretolarsi sotto le accuse rivolte al pd Filippo Penati. Più gli inquirenti fanno luce sul "sistema Sesto" più i vertici di via del Nazareno tremano, quasi non riuscissero più a controllare la situazione. D'altra parte, in una lettera inviata al partito, l'ex braccio destro di Pierluigi Bersani ricordava a tutti i compagni di "non essersi mai arricchito con la politica". Più che un'excusatio non petita suona, adesso, come una minaccia.

Quel che sembra preoccupare i più e che quello gestito da Penati non possa essere semplificato, come hanno fatto gli inquirenti di Monza, nel "sistema Sesto". Forse, è l'ipotesi che inizia a circolare in certi ambienti giuridici, è che il sistema fosse più esteso. Un rumor che viene messo nero su bianco dal Fatto Quotidiano in una intervista a Fabio Mussi, oggi in Sel ma all’epoca esponente della corrente del Pd sconfitta nel 2001. Bisogna fare un salto indietro. A quel congresso che portò Piero Fassino alla segreteria del Pd. Mussi parla di un giro di soldi che sarebbero "serviti per condizionarne l’esito". Denaro che potrebbe essere legare l’acquisto delle azioni della Milano-Serravalle fatta da Penati nel 2005 e la scalata della Banca Nazionale del Lavoro lanciata negli stessi mesi dall’Unipol. "Nel 2001 Penati inizia la scalata ai vertici del Partito e, eletto Bersani segretario, ha conquistato l’anticamera - avvisa Mussi - dobbiamo chiederci come sia arrivato così in alto".

Leggendo l'intervista a Mussi il contenuto della lettera di Penati al Pd suona, dunque, come una vera e propria minaccia. Mentre dalla procura di Bari continua a fioccare fango contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito al caso Tarantini, da Monza sembrano non trapelare legami tra Penati e i vertici del partito. Dai fatti sono passati ben sei anni. La vicenda dell’autostrada Milano-Serravalle si infittisce di intrecci andando anche a coinvolgere il Pd di Torino. Insomma, non si tratta più di un semplice episodio di mazzette e corruzione. Addirittura pare che l'ex assessore all'Edilizia di Sesto San Giovanni, Pasqualino Di Leva, sarebbe stato minacciato con una pistola dall’imprenditore Piero Di Caterina. Più gli inquirenti scavano nel caso Penati si ha la conferma che ci troviamo di fronte ad un fatto strutturale. "Potrebbe esserci la prova ulteriore di un vero e proprio sistema messo in movimento da anni per alimentare le casse del partito - accusa il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri - una brutta storia che non può non investire i vertici del Pd".