Caso Penati, spunta pure una talpa E' un ex finanziere pagato da Gavio

Il caso Penati si infittisce. Fondamentale il ruolo dell’ex finanziere a libro paga di Gavio dopo la vendita delle azioni Serravalle alla Provincia di Milano: il nome Rocco Stasi compare anche in "Calciopoli" come informatore di Moggi

Milano - Al popolo del centrosinistra si presentò così. «Cuore e cervello, passione e ragione al servizio della società». A Rocco Stasi, in realtà, non andò troppo bene. La sua lista «Torino laica, socialista e libertaria» - che alle ultime elezioni amministrative in Piemonte sostenne il futuro sindaco Pd Piero Fassino - prese un pugno di voti, a lui andarono la miseria di dodici preferenze. Ma c’è un’altra storia, che Stasi non racconta. E, curiosamente, potrebbe avere a che fare con la grande partita delle infrastrutture al Nord. Quella, per intendersi, che vide tra i principali protagonisti il costruttore Marcellino Gavio, che nel 2005 incassò la plusvalenza monstre da 179 milioni di euro per la vendita di Serravalle alla Provincia di Filippo Penati, parte dei quali - è il sospetto della Procura di Monza - confluì nella tentata scalata di Unipol a Bnl.
Come si inserisce Stasi in questa trama? Il fatto è che Gavio, nel giro di tredici mesi, gli verserà qualche decina di migliaia di euro in consulenze. Non è chiaro il motivo per cui Gavio si affida a un ex maresciallo della Finanza arrestato nel ’99 con l’accusa di aver intascato quasi 1 miliardo per «addomesticare» una serie di patteggiamenti che gli erano affidati dal suo capo, l’allora procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti (prima indagato, quindi archiviato dal gip di Milano).
Il nome di Stasi, poi, compare anche nelle carte dell’inchiesta della procura di Napoli su «Calciopoli». Secondo gli investigatori, infatti, l’ex sottoufficiale sarebbe stato la «talpa» dell’ex dg della Juventus Luciano Moggi. In altre parole, gli avrebbe dato informazioni sullo stato delle indagini. Stasi si è sempre difeso sostenendo di non essere l’informatore di «Big Luciano», nonostante lui stesso abbia ammesso di conoscerlo. Insomma, il curriculum di Stasi lascia spazio a qualche dubbio. Perché il gruppo Gavio avrebbe dovuto arruolare un soggetto con un passato di buone (e opache) entrature negli uffici giudiziari e in quelli investigativi?
I documenti in mano al Giornale (uno dei quali viene pubblicato in questa pagina) dimostrano il legame tra l’ex maresciallo e l’azienda di Tortona, di cui Bruno Binasco - ora indagato dai pm di Monza proprio per l’affaire Serravalle - è il principale manager. Ebbene, a Stasi vengono fatti firmare tre contratti con la «Euroimpianti electronic», una delle tante società che hanno a che fare con le infrastrutture stradali e che gravitano nella galassia Gavio. La causale è sempre la stessa: «consulenza tecnico-commerciale». Tre incarichi professionali apparentemente diversi, con date che si accavallano. Il primo è del 12 gennaio 2007. Tre mesi a 2.500 euro al mese, più Iva. Il rapporto di lavoro verrà prorogato fino al 30 aprile stesso anno. Il 6 aprile, però, un nuovo incarico viene affidato a Stasi - sempre a 2.500 euro al mese - e un altro il 3 luglio, poi estesi fino alla fine di dicembre. Nel 2008, infine, gli viene fatto firmare un incarico da sette mesi, per 17mila e 500 euro totali.
Difficile tenere il conto finale, tuttavia - si legge nei contratti - a Stasi si chiede una generica collaborazione «per la fornitura di servizi di consulenza nell’ambito delle attività che Euroimpianti sviluppa relativamente all’impiantistica elettrica e alla segnaletica luminosa di galleria». Il problema è che la parola «consulenza», per la Procura di Monza che indaga sul cosiddetto «sistema Sesto» e sull’operazione Serravalle, nasconde più di un’insidia. Insomma, perché l’ex maresciallo accusato di essere il «grande orecchio» di Moggi è finito al libro paga di Gavio?
Non è escluso, a questo punto, che se lo domandino anche i pm.