Caso Pennisi, la Moratti in aula: "Servono facce serie, basta politici rampanti"

Il sindaco avvia un audit interno sulle pratiche edilizie e lancia un appello sul Pgt: &quot;Sia antidoto alle deviazioni&quot;. <a href="/milano/indagine_lex_esponente_pdl_resta_carcere_gip_ipotizza_labuso_potere/16-02-2010/articolo-id=422376-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>L'indagine, l'ex esponente del Pdl resta in carcere</strong></a>, il gip ipotizza l'abuso di potere. <a href="/milano/le_stelline_liquidano_consigliere_non_ci_possiamo_piu_fidare_lui/16-02-2010/articolo-id=422374-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Le Stelline liquidano il consigliere</strong></a>: &quot;Non ci possiamo più fidare di lui&quot;

Tutte le pratiche di edilizia privata avviate in Comune finiscono sotto la lente d’ingrandimento. I permessi per costruire dello sportello edilizia e di tutti gli uffici competenti: dopo l’arresto per concussione del consigliere comunale del Pdl Milko Pennisi, ex presidente della Commissione urbanistica, la parola d’ordine è verificare se esisteva davvero un «sistema» e se ci sono stati complici. Il sindaco ha «piena fiducia nella magistratura» ma accanto alle indagini annuncia l’avvio di un audit interno. Ieri in aula non ha risparmiato parole dure nei confronti del consigliere rinchiuso nel carcere di San Vittore per concussione: «È un fatto estremamente grave, ha tradito la fiducia dei cittadini e il mandato che i cittadini hanno assegnato a questa assemblea». Una fiducia «che non è scontata, va costruita e alimentata ogni giorno seguendo tre regole: correttezza, integrità e trasparenza». Seduti accanto a lei ci sono undici assessori. Il discorso del sindaco viene interrotto dalle urla di Tommaso Staiti di Cuddia, storico esponente dell’Msi milanese tra i banchi del pubblico: «Siete una banda di ladri e mafiosi. Pennisi rubava poco, voi avete rubato alla città». Ma viene subito allontanato dai vigili. La Moratti invece torna a difendere «il lavoro di tanti politici onesti, a prescindere dalla loro appartenenza, persone perbene che non si arricchiscono con la politica». Difende dalle polemiche le opere di Expo («abbiamo creato in prefettura un organismo di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose») e il Pgt che ora rischia di rimanere affossato: «Milano non accetta di essere identificata con modelli negativi che abbiamo visto in questi giorni. Alla luce di questo, chiedo con forza al consiglio di proseguire il dibattito sul Pgt» proprio perché «serve a dare regole chiare e tempi certi su ogni procedura, il vero antidoto alle deviazioni della politica». E chiede di voltare la pagina dei politici rampanti. Cita le parole del cardinale Tettamanzi, anche se l’opposizione mormora: «Non servono facce nuove, ma facce serie». Non è un caso che per la guida della Commissione lasciata da Pennisi il Pdl con il coordinatore regionale Guido Podestà abbia scelto Carmelo Gambitta, «elemento di garanzia e trasparenza, sulla sua esperienza concordiamo tutti» assicura il capogruppo Giulio Gallera. Che alla richiesta del Pd di avere la poltrona replica che «le responsabilità di chi governa devono essere chiare, anche ai cittadini, il consociativismo non fa bene». Al capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino «non basta l’audit interno, né i tentativi del sindaco di ridurre la vicenda a una storia personale, non conosciamo eventuali complicità».
Il nome di Pennisi a inizio seduta non viene chiamato all’appello, ma il giallo delle dimissioni dura poco. Non le ha rassegnate, anche se il sindaco insiste. Il presidente dell’aula Manfredi Palmeri ha però applicato il Testo unico sugli enti locali che «sospende automaticamente un consigliere in caso di provvedimenti cautelari». Rapidità che gli vale «un elogio particolare» dal ministro Ignazio La Russa, per qualche minuto in aula: è «doveroso» spiega «parlare di questione morale di fronte a certi reati della politica», anzi «proprio perché siamo convinti che ci sia accanimento giudiziario verso Berlusconi, a maggior ragione l’impegno all’interno del Pdl deve essere quella di non offrire nessun appiglio a indagini». La magistratura «non deciderà mai i listini, ma neanche bisogna pensare al contrario che non conta niente e tutti si possano sentire automaticamente assolti».