In caso di piazzamento Uefa, a Novellino una medaglia al valor prodigioso

Per dire pane al pane, il Palazzo del calcio tacitamente decise che si sarebbe vendicato di Gaucci, Preziosi & C nell'estate del 2003, quando i citati giudizialmente lo costrinsero al mostruoso allargamento della serie B a 24 squadre con conseguente devastante allungamento della serie A a 20. Ora, a prescindere dalla prepotenza di Gaucci, personaggio scomodo se ce n'è uno, e dalle discutibili ragioni di Preziosi & C, resta il fatto che la serie A a 20 squadre e la B fissata nel 2004 a 22 sono un'autentica rovina per il calcio italiano.
Poiché non si possono eludere i sempre più ampi e pressanti impegni internazionali delle squadre di Club e della Nazionale dettati da Uefa e Fifa, si è costretti a giocare abitualmente ogni tre giorni, al freddo e al gelo, su terreni infami. Da lì, il proliferare degli infortuni dei giocatori, lo scadimento dello spettacolo, l'indigestione da pallone del pubblico e la sua conseguente disaffezione. Per restare a noi, così stando le cose l'attuale organico della Sampdoria non è in grado di esprimersi al meglio con apprezzabile continuità. Tenuta insieme con lo scotch dalla feroce determinazione di Novellino, la Sampdoria fa tenerezza nel suo progredire a strappi perdendo e recuperando faticosamente i pezzi, nell'alternare prestazioni memorabili a cocenti delusioni. Fermo restando che Antonioli è una sicurezza assoluta, io sono certo che se Zenoni, Falcone, Castellini, Pisano, Diana, Volpi, Palombo, Tonetto, Gasbarroni, Flachi e Bazzani e/o Bonazzoli fossero in grado di giocare ciascuno al meglio delle proprie possibilità almeno 33 delle 38 partite di campionato, la Sampdoria potrebbe persino ambire al quarto posto e cioè all'ingresso in Champion's League. Ma poiché così assolutamente non è, considerato che per fortuna nella disgrazia le ultime 13 partite in programma non comporteranno per la Sampdoria ulteriori turni infrasettimanali, se Novellino riuscisse a strappare infine un sesto-settimo posto che valesse l'ingresso in Uefa si potrebbe assegnargli l'ennesima medaglia al valor prodigioso.
Quanto al Genoa osservo che la sua forza è principalmente fondata sulla debolezza degli avversari. La squadra di Valvassori non perde da 22 partite; e se pareggia, i suoi inseguitori meno lontani - Spezia, Padova, Cittadella, Pavia - pareggiano, o addirittura pèrdono (Teramo). E l'occasionale eccezione del Monza (che batte la Salernitana) conferma la regola. L'attuale superiorità del Genoa nel modesto girone A della serie C1 è suffragata dai 6 punti di vantaggio sul secondo (Spezia). Perciò in alto i cuori e ci si guardi dall'accogliere ulteriori eventuali pareggi come tragedie. E tanto per dire, se al posto dei due pregressi pareggi venisse prima o poi una sconfitta legata al calcolo delle probabilità, poiché sarebbe scontatamente seguita da una vittoria di reazione dove sarebbe il danno sommando in due gare 3 punti anziché 2?
Piuttosto c'è da chiedersi quali reali intenzioni abbia Preziosi in chiave futura. Perché all'indiscussa abilità sua e dei suoi collaboratori nel reperire straordinari talenti si è finora invariabilmente accoppiata la decisione di «scoppiarseli» in fretta. Dico, fior da fiore, di Makinwa e Behrami, Lazetic e Milito (poche illusioni: il Principe che segna a raffica in Spagna sarà scontatamente riscattato dal Saragozza). Vorrà l'abilissimo patròn entrare nell'ordine di idee che il Grifone merita di conservare ogni anno gli autentici punti di forza del complesso, una volta raggiunto il campionato che gli compete per tifoseria e nobiltà?