Caso Di Pietro: "I costituzionalisti, ipotizzabile il reato di vilipendio"

Vassalli: legittimo valutare la possibilità di reato nei confronti di Napolitano. Baldassare: meglio le scuse ma è stato grave aver imputato al Presidente una condotta silente. Corasaniti: dai politici ci sia rispetto per tutti

Roma - Reato di vilipendio per Antonio Di Pietro, dopo le frasi pronunciate sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? L’opinione largamente prevalente fra i presidenti emeriti della Corte costituzionale, sentiti dall’ADNKRONOS, è che in punta di diritto sia possibile procedere nei confronti del leader di Italia dei valori, sempre che vi sia l’assenso del Capo dello Stato, anche se ci si augura che non si apra un nuovo fronte politico-giudiziario che coinvolga i rapporti tra istituzioni e forze partitiche.

«L’ipotesi che Di Pietro, con le sue frasi, abbia commesso un reato di vilipendio nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è senz’altro legittima», afferma il presidente emerito della Corte costituzionale Giuliano Vassalli. «Tuttavia -aggiunge l’ex capo della Consulta- bisogna tenere conto di due ulteriori fattori. Anzitutto, il crinale che separa il reato di vilipendio dalla legittima critica politica è sempre molto arduo da individuare. E poi, non va dimenticato che l’incriminazione è sottoposta all’autorizzazione a procedere da parte della persona offesa. Una scelta che il costituente ha operato per lasciare al Quirinale una libera valutazione personale e politica». In ogni caso, per Vassalli «è davvero una vergogna che un parlamentare si rivolga con certi termini a un presidente della Repubblica e, nel caso particolare, a un capo dello Stato così corretto, sia nel comportamento personale che nel ruolo istituzionale che riveste, quale è il presidente Napolitano».

«La cosa migliore e senz’altro più opportuna è che Di Pietro chieda scusa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: sicuramente, grazie all’alto senso di responsabilità istituzionale che è proprio del capo dello Stato, eviterà così ogni possibile procedimento per vilipendio del Quirinale». È il parere che esprime il presidente emerito della Corte costituzionale, Antonio Baldassarre. «Più del giudizio sulla non terzietà del presidente Napolitano e sul suo mancato ruolo di arbitro, denunciato ieri da Di Pietro, ritengo che la frase davvero offensiva sia quella con la quale ha imputato seppure indirettamente al capo dello Stato una condotta silente; è in quella frase, 'il silenzio uccide, il silenzio è mafioso', che si può riscontrare un’accusa offensiva - spiega ancora Baldassarre - Per il resto, rientriamo nel campo della critica che, anche se aspra, resta pur sempre legittima». Il presidente emerito della Consulta ricorda che «un giudice può sempre partire alla carica e mettere sotto accusa chi ha pronunciato quelle frasi; ma non credo che il presidente Napolitano darebbe il suo assenso a una procedura per vilipendio. Nella situazione politica attuale, si aggiungerebbe un elemento molto pesante nei rapporti fra le istituzioni e fra le forze politiche e parlamentari, che penso vorrà nella sua saggezza evitare. Con Napolitano, il Quirinale è a livelli molto alti di prestigio; livelli che solo pochi altri presidenti prima di lui hanno saputo raggiungere e mantenere».

«Lasciamo che siano gli organi competenti a decidere». Il presidente emerito della Corte costituzionale Aldo Corasaniti preferisce non pronunciarsi nel merito specifico delle accuse del leader di Italia dei valori Antonio Di Pietro al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e sulla possibilità che esse possano far scattare il reato di vilipendio. «Certo -aggiunge Corasaniti- sono situazioni spiacevoli, che sicuramente non possono far piacere agli italiani. Quanto alla ’mancanza di riguardò verso il Quirinale, i politici per primi devono rispettare i rappresentanti delle istituzioni; ma analogo rispetto va assunto sempre anche nei confronti di tutti i semplici cittadini».