Il «caso-Pisacane» arriva alla Camera: deciderà il ministro

Finisce in Parlamento il caso della Carlo Pisacane, al Prenestino. La Commissione cultura della Camera chiederà al ministro Maria Stella Gelmini norme e criteri chiari per evitare il sovraffollamento di alunni stranieri nelle scuole italiane. «La risoluzione sarà portata al ministro lunedì o martedì, la risposta è attesa per la fine della prossima settimana» puntualizza il deputato del Pdl Fabio Rampelli: «Speriamo che questo documento rappresenti un modello per tutto il sistema scolastico nazionale affinché siano rispettate tutte le identità in modo che non capiti più, come è successo alla Pisacane, che l’identità italiana sia sovrastata da quella straniera». Le mamme della Pisacane sono state ascoltate ieri in audizione dalla commissione. Non era mai successo che semplici cittadini venissero ascoltati direttamente alla Camera. Ma il caso era spinoso, e lo abbiamo scritto più volte: la elementare e materna Pisacane, 90% di alunni stranieri, è il caso-limite in Italia.
All’incontro ha partecipato anche l’assessore Laura Marsilio, che ha illustrato l’accordo con il direttore regionale Raffaele Sanzo e con la rete scolastica del VI municipio, sottoscritto in Campidoglio lo scorso 6 febbraio. L’accordo impegna tutte le scuole del VI municipio a favorire un’equa distribuzione dei bambini stranieri nelle classi della prima elementare. Dal canto suo il Comune assicura sostegno sul versante logistico, attraverso più scuolabus, per aiutare le famiglie a iscrivere i figli anche lontano da casa. Questo accordo è stato bene accolto dal presidente della commissione, Valentina Aprea, e finirà al centro della risoluzione che la commissione metterà appunto sul tavolo della Gelmini.
«Mi auguro che il ministro, già sentito da me e dal sindaco Alemanno su questo tema, possa dar vita a dei provvedimenti a livello nazionale, senza demandare tutto alle amministrazioni locali» dice Laura Marsilio al termine dell’audizione: «Io in realtà ero favorevole, e lo avevo anche proposto, a un tetto del 40%. Ma alla fine abbiamo preferito non seguire questa strada, ferma restando la possibilità di introdurlo più avanti in caso se ne riscontrasse la possibilità e la necessità». La Pisacane è il caso limite, abbiamo detto. Ma anche su altre scuole di Roma, di Milano, Torino, Vicenza, incombe il rischio di un apartheid alla rovescia, con la netta maggioranza di alunni stranieri a emarginare gli italiani, rendendo di fatto impossibile una vera integrazione. A Vicenza il sindaco Variati, Pd, ha risolto il problema, stabilendo il tetto di 3 alunni stranieri su 10 in tutte le scuole. Ma lì c’è stato l’accordo con la rete scolastica locale. A Roma questo non è stato possibile. «L’accordo del 6 febbraio è un passo avanti, ma non servirà a riparare i danni compiuti dalle precedenti amministrazioni comunali - argomenta Rampelli - L’impegno infatti vale per il futuro, ma non per la situazione pregressa. Bisognerà aspettare che si compia il ciclo delle elementari. Ma siamo almeno intervenuti su un principio fondamentale, che è quello del diritto all’integrazione per tutti». E ora che succederà? Molte mamme della Pisacane potrebbero ritirare i figli dalla scuola il prossimo anno. E non solo quelle italiane. A lamentarsi è anche una mamma cinese: «Sono venuta dall’Asia in Italia per accostare i miei figli al mondo occidentale, e ora mi trovo in una scuola dove di italiano non c’è niente», dice. La scadenza delle iscrizioni è il 28 febbraio. Quel giorno potrebbe verificarsi il caso davvero record: una scuola italiana senza bambini italiani.