Caso Potenza, l’ira del Csm «Abbiamo le mani legate»

Il vice presidente Nicola Mancino critica la riforma Castelli e attacca anche Clemente Mastella: «Armi spuntate su Vallettopoli, i poteri siano ripristinati»

da Roma

Il caso delle toghe lucane fa sentire il Csm con le mani legate. Oggi c’è la riunione straordinaria della Prima commissione dell’organo di autogoverno dei magistrati, anticipata di una settimana per prendere decisioni sui veleni della Procura di Potenza, acuiti dall’inchiesta di Catanzaro che ha coinvolto cinque toghe. Sono già stati ascoltati il Procuratore generale potentino Vittorio Tufano, il Procuratore Capo Giuseppe Galante, altri pm e avvocati, ma dopo lo scatenarsi di accuse reciproche si potrebbe decidere di proseguire le audizioni con i sostituti John Woodcock e Vincenzo Montemurro, con il gip Alberto Iannuzzi (che ha chiesto di essere ascoltato) e con altri magistrati. Urgono decisioni sui trasferimenti d’ufficio, ma bisogna fare i conti con il ridimensionamento dei poteri di Palazzo dei Marescialli proprio in questa materia. E il vicepresidente Nicola Mancino coglie l’occasione per criticare la riforma Castelli dell’ordinamento giudiziario e chiamare in causa il Guardasigilli Clemente Mastella, che ha lasciato «irrisolto» il problema.
Dice che il Csm è stato di fatto privato «di strumenti incisivi di intervento proprio nelle situazioni più delicate, caratterizzate dalla compresenza di comportamenti di diversa rilevanza, il cui permanere mina la credibilità della giurisdizione». Mancino fa notare che sulle presunte irregolarità negli uffici giudiziari di Potenza ci sarà la prima applicazione delle nuove norme. E con questi paletti forse non si potrà fare tutto il necessario, visto che «è diminuito il potere di indagine della Prima commissione». Oggi, infatti, l’organismo presieduto dal laico di An Gianfranco Anedda, può disporre il trasferimento d’ufficio di un magistrato solo per un’incompatibilità ambientale o funzionale che «determina l’impossibilità che egli svolga le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità», ma che non dipenda da una sua colpa. In questo caso, infatti, si entra nella sfera disciplinare e l’iniziativa passa al Procuratore generale o al ministro della Giustizia.
Il vicepresidente del Csm è convinto che lo strumento del trasferimento d’ufficio per incompatibilità andrebbe «ripristinato così com’era prima», perché «se una volta il Csm poteva intervenire indipendentemente da un procedimento disciplinare, oggi è più difficile». Nel parere che la Sesta commissione consegnerà presto al Guardasigilli sulla riforma ci saranno queste critiche, con quelle sulla Scuola della magistratura, che sarà gestita insieme da Palazzo dei Marescialli e dal ministero mentre, sottolinea Mancino, «la formazione dei magistrati rientra nelle prerogative che la Costituzione assegna al Csm».
Quello di Mancino è un appello ai politici, a incominciare dal ministro. Mastella risponde, però, che il ridimensionamento del Csm non è nella sua riforma, «ma in quella Castelli» e aggiunge che «è il Parlamento che deve cambiarla». Secondo lui, nel ddl che ha presentato e fatto approvare dal Consiglio dei ministri, prima di affidarlo alle Camere, c’è «un modello di Csm rafforzato ed efficiente, garante dell’indipendenza di un magistrato non burocrate ma attivo protagonista della tutela dei diritti dei cittadini».
Il numero due di Palazzo dei Marescialli, invece, non sembra convinto che sia così e fa pressione perché si «tenga conto» dei problemi sollevati dal Csm riguardo ai suoi poteri, già espressi in altri documenti ufficiali. Questo per il futuro ma su Potenza, dove tiene banco Vallettopoli, lo spazio di manovra rimane ridotto. Questa settimana doveva essere «bianca» per il Csm, cioè con attività sospesa, ma dopo le anticipazioni del Giornale sulle aspre critiche fatte dal Pg Tufano al procuratore capo Galante, ai sostituti Woodcock e Montemurro e al gip Iannuzzi, si è deciso di premere sull’acceleratore. Delicate sarebbero le posizioni di quattro magistrati coinvolti nell’inchiesta di Catanzaro, a incominciare da Galante, per il quale Mastella come già Castelli ha chiesto al Csm il trasferimento d’ufficio.