Il caso Prosperini a processo: «Ora voglio uscire dal carcere»

«Prima voglio tornare a casa, poi penseremo se affrontare il dibattimento o scegliere il giudizio abbreviato». Pier Gianni Prosperini, ex assessore al Turismo della Lombardia in cella dallo scorso 16 dicembre con l’accusa di aver ricevuto tangenti per truccare l’appalto sui finanziamenti alle tv private per le campagne pubblicitarie del Pirellone, riceve i suoi legali nel carcere di Voghera. Ha appena saputo che il giudice per le indagini preliminari Andrea Ghinetti, accogliendo la richiesta di giudizio immediato avanzata dalla procura, lo ha mandato a processo. La prima udienza è fissata per il prossimo 4 maggio. Più di due mesi e mezzo ancora, che Prosperini non vuole passare dietro le sbarre.
Davanti alla quarta sezione penale si troveranno anche il consulente Massimo Saini e l’editore televisivo Raimondo Lagostena Bassi, arrestati assieme a Prosperini. Dalla notifica del decreto gli imputati hanno 15 giorni di tempo per decidere se ricorrere a riti alternativi (abbreviato o patteggiamento). I legali dell’ex assessore, gli avvocati Luigi Rossi ed Ettore Traini, stanno valutando se presentare istanza di scarcerazione per il loro assistito, ritenendo caduti sia il rischio di reiterazione dei reati contestati (Proseprini, infatti, non ha più incarichi in regione), sia quello dell’inquinamento delle prove, dal momento che - chiedendo il giudizio immediato - la Procura mostra di ritenerle ormai cristallizzate.
I legali riferiscono di averlo trovato dimagrito, anche se «soddisfatto» per quanto possibile dalle condizioni della sua detenzione. Ha raccontato di trascorrere il tempo ad allenarsi e a leggere e, sebbene ritenga prioritario uscire dal carcere, sta coltivando l’idea di andare a processo per provare la propria innocenza davanti al tribunale.