Caso Rai, il Tar blocca Padoa-Schioppa e Petroni resta in sella

Il ministro rivendica il diritto di sfiduciare il suo rappresentante ma i giudici lo fermano. Il Polo esulta

da Roma

Il Tar blocca l’iniziativa del ministro dell’Economia. Tommaso Padoa-Schioppa può attendere e per il momento il consigliere Angelo Maria Petroni, anche se «nominato», resta nel consiglio d’amministrazione della Rai. Nessuna decisione potrà essere presa prima del 7 giugno, quando verrà esaminata, dai giudici amministrativi in camera di consiglio, la richiesta di sospendere in via ordinaria la procedura di esclusione di Petroni. Nel frattempo il Tar ha dunque sospeso l’assemblea ordinaria dei soci di viale Mazzini, fissata per il 4 e il 5 giugno. Assemblea convocata dopo la revoca della fiducia nei confronti di Petroni da parte di Padoa-Schioppa con una decisione che aveva sollevato polemiche e anche perplessità sulla sua legittimità. Padoa-Schioppa era stato chiaro: dato che è il Tesoro l’azionista di maggioranza della Rai il ministro ha facoltà di revocare la fiducia a un proprio rappresentante. Il Tesoro autonomamente lo nomina ed altrettanto autonomamente lo può sfiduciare, è la tesi del ministro. Al momento però il Tar ha ritenuto opportuno porre un freno alla scelta di condotta di Padoa-Schioppa.
A spiegare il motivo di tale decisione è lo stesso presidente della Terza sezione del Tar del Lazio Francesco Corsaro. Se non fosse stata sospesa l’assemblea ordinaria dei soci della Rai, dice Corsaro, Petroni avrebbe rischiato un danno difficilmente reversibile. Nel decreto del Tribunale amministrativo viene chiarito che «sussistono i presupposti di gravità ed urgenza per concedere la invocata misura cautelare provvisoria perché dall’esecuzione dei provvedimenti impugnati possono scaturire effetti non agevolmente reversibili da un’eventuale pronuncia favorevole in sede collegiale». Insomma di fronte all’eventualità di un’uscita di scena di Petroni, scrive il magistrato «appare recessivo l’interesse del ministro dell’Economia e delle Finanze, risolvendosi la concessione della misura cautelare provvisoria nel rinvio di qualche giorno della convocazione dell’assemblea dei soci della Rai».
Si tratta dunque di una decisione provvisoria. Intanto però il centrodestra esulta. «Bloccato il colpo di Stato del governo», dice l’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri mentre il centrosinistra lamenta il rischio paralisi della Rai. Proprio ieri la commissione di Vigilanza Rai ha ascoltato due pareri non vincolanti sul caso Petroni: Alessandro Pace, ordinario di diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma, e Lorenza Violini, ordinario di diritto Costituzionale alla Statale di Milano. Il primo, indicato dal centrosinistra, ha escluso che per Padoa-Schioppa vi fosse l’obbligo di muoversi nel «deliberato» della Vigilanza per togliere la fiducia al «suo» consigliere e ha indicato come unico riferimento il codice civile. Violini, indicata dal centrodestra, ritiene invece che, essendo la Rai servizio pubblico, decisioni come quella relativa a Petroni debbano avere il via libera del Parlamento.
Dunque la questione è ancora tutta aperta. Comunque soddisfatto il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti che dice: «Il Tar del Lazio sul caso Petroni la pensa esattamente come me». Preoccupato il diessino Esterino Montino, membro della Vigilanza. «La decisione del Tar non è una buona notizia per l’azienda perché non fa che prolungare uno stato di incertezza che, a causa dell’ostruzionismo dei consiglieri di centrodestra, sta danneggiando la funzionalità e le capacità decisionali dei vertici della televisione pubblica».