Dal caso Reggiani ai campi rom Bloccata la legge sulle espulsioni

È la sera del 30 ottobre 2007 quando Giovanna Reggiani, 47 anni, moglie di un ufficiale della Marina, viene seviziata e uccisa, nel quartiere romano di Tor Quinto, da un romeno di 24 anni, Nicolae Romulus Mailat, con precedenti penali nel suo Paese. Il governo Prodi agisce sulla scia dell’indignazione collettiva, varando in fretta e furia un decreto che prevede, fra l’altro, la possibilità di allontanamento «per motivi imperativi di pubblica sicurezza» anche di cittadini Ue. In realtà, le espulsioni si conteranno sulle dita di una mano. Per far digerire le nuove norme alla sinistra radicale, al momento dell’approvazione in Parlamento il governo, con un blitz, inserisce nel testo norme antiomofobia, sbagliando però i riferimenti alla normativa europea. Il decreto decade, il governo ne presenta un altro, ancora in attesa di essere convertito in legge. In quei giorni è l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, a chiedere con veemenza norme severe in tema di espulsioni. Ma si tratta dello stesso Veltroni che dell’accoglienza aveva fatto una bandiera, lasciando proliferare proprio quei campi rom che oggi sono uno dei problemi più seri della Capitale.