Il caso repubblichini Caro Claudio, ancora niente da dichiarare?

Ieri Claudio Burlando si è occupato di questioni serie: la presentazione dei risultati annuali del Galliera, dove ha spiegato la necessità di rinnovare gli ospedali liguri. E poi gli incontri per tentare di scongiurare il taglio delle linee Tirrenia da Genova alla Sardegna. E ancora, l’organizzazione del suo viaggio di due giorni alla Spezia previsto per oggi e domani.
Insomma, non ha avuto tempo per rispondere al nostro appello. Oddio, non aveva avuto tempo nemmeno nei giorni precedenti. Del resto, si sa, il presidente della Regione è sempre molto indaffarato.
Però, visto che stimiamo l’intelligenza di Burlando - spesso raffinatissima rispetto a quella di molti suoi compagni di giunta regionale - crediamo che sia semplicemente una dimenticanza. E che non veda l’ora di riconoscere la scivolata della frizione dialettica che l’ha portato a paragonare, seppure indirettamente, i combattenti della Repubblica sociale italiana con i brigatisti rossi di via Fracchia. Cioè anche ragazzi in perfetta buona fede che combattevano per la propria patria messi sullo stesso piano con gente che uccideva e rapiva civili per sovvertire la democrazia. Roba a cui non sono arrivati neppure alcuni controrevisionisti del Pdl ligure ansiosi di cancellare parti della storia dei loro fratelli, dei loro padri e dei loro nonni.
Però, proprio perchè confidiamo nella serietà di Burlando - che è molto meglio di come si fa dipingere, anche per colpa sua e di uscite come questa, molto più grave di qualsiasi contromano autostradale e di qualsiasi sbianchettamento di manifesti - glielo ricorderemo ogni giorno, nel caso in cui i dieci uomini del suo staff si dimenticassero di metterglielo in agenda.
L’invito a Claudio è quello di ascoltare con noi Il cuoco di Salò di Francesco De Gregori e di dire una parola come quelle di Giorgio Napolitano e di Luciano Violante per quei ragazzi che «in una bella giornata di sole, dalla parte sbagliata si muore».