Il caso Roma e Parigi: c’eravamo tanto amate

Un fulmine a ciel sereno, una coltellata alla francese. Anzi, alla parigina. Di più, l’ennesima esibizione del vezzo tutto francese di pretendere di saperla più lunga di noi sui nostri affari interni. Di certo, uno sgarbo istituzionale con pochi precedenti quello inscenato ieri al teatro dell’Odeon di Parigi, dove il sindaco socialista della Ville Lumière, Bertrand Delanoë, parlando ai giovani del Pd guidati da Dario Franceschini, forse nell’ansia di compiacerli l’ha sparata grossa: «Difficilmente potrò avere il rapporto che avevo con Rutelli e Veltroni con un sindaco che ha esordito in Campidoglio con il saluto fascista», ha detto il premier citoyen riferendosi al collega romano Gianni Alemanno. Mettendo a repentaglio il gemellaggio tra le due capitali che dura dal 1957.
Dell’amarezza di Alemanno parliamo in altra parte del giornale, così come della levata di scudi da parte degli esponenti politici nazionali. Ma a scandalizzarsi sono stati anche molti (...)
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