Il caso-Roma, sempre più città delle tasse

A Roma, le famiglie e le imprese pagano più tasse rispetto alle altre grandi città d’Italia. Un primato che tuttavia non significa, come suggerirebbe la logica, un elevato livello dei servizi offerti dall’amministrazione: nella speciale classifica della qualità della vita infatti, la capitale figura solo al cinquantunesimo posto. La conferma, impietosa, è arrivata con la ricerca presentata ieri dall’Andoc (l’associazione nazionale dottori commercialisti), realizzato in collaborazione con il centro studi Cives. E Roma figura in seconda posizione (prima Siena) anche nella graduatoria pubblicata, sempre ieri, da «Il Sole 24 Ore», stilata sulla base del gettito medio per abitante dei quattro principali tributi locali (Ici, Irpef, Tarsu, energia elettrica). Già il 21 agosto scorso, da queste colonne, avevamo mostrato quanto lo studio della Cgia di Mestre che piazzava Roma al 12° posto nella graduatoria delle imposte locali (con Milano al primo) fosse ingannevole: per ribaltare la situazione e fare schizzare la «città eterna» in testa - come aveva evidenziato il senatore di An, Andrea Augello - , era bastato sganciare Irap e Irpef dal reddito pro capite.
Questa volta lo studio dell’Andoc ha preso come campione le nove più grandi città italiane, rilevando gli indici 2007 relativi alle addizionali comunali e regionali e alla tariffa rifiuti. Per semplificare il quadro si è assunta un’ipotesi standard di una famiglia di quattro persone, con un reddito annuo di 27mila euro, residente in un’abitazione di 80 metri quadrati. La prima tabella mostra l’incidenza delle addizionali comunale e regionale Irpef (sommate) sul reddito: con l’1,90 per cento Roma è seconda dietro Bologna (1,95) e subito prima di Napoli (1,90). Milano è ultima con l’1,15 per cento. Non va meglio per quanto riguarda la tariffa rifiuti: solo a Venezia - dove fornire il servizio di raccolta rifiuti in modo capillare è oggettivamente complicato - si paga un’imposta annua (242 euro) superiore a quella di Roma (240 euro). Nella capitale la famiglia tipo paga addirittura il 75 per cento in più rispetto a una fiorentina (138 euro) e il 33 per cento in più di una torinese (182 euro). Va un po’ meglio per l’Ici (in attesa della revisione degli estimi), dove per un immobile di 80 metri quadrati con valori catastale rivalutato pari a 90mila euro, Roma è «solo» quarta con 1.063,71 euro. Ma la vera prova del nove arriva con il prospetto che unisce i dati dell’Irpef comunale e regionale con la tassa sui rifiuti: Roma, con 753 euro annui, risulta la città con la tassazione locale più alta, seguita solo da Bologna (746 euro) e Napoli (739 euro), con Milano in penultima posizione con i suoi 561 euro e Firenze fanalino di coda (462 euro).
Per verificare la proporzionalità tra il livello dei tributi locali e quello dei servizi offerti dalle amministrazioni, l’Andoc ha poi incrociato i dati emersi con la classifica 2006 sulla qualità della vita pubblicata da «Italia Oggi». Un raffronto che ha evidenziato ancora di più il paradosso: con l’eccezione di Bologna infatti - sesta nella graduatoria di «Italia Oggi» e seconda in quella dell’incidenza delle imposte locali) -, le altre tre città tra le prime quattro per livello di tassazione si segnalano per un risultato inversamente proporzionale rispetto alla qualità della vita. Roma, come già detto, è prima per incidenza della fiscalità e 51esima in quella dei servizi offerti. Napoli è terza come pressione fiscale e all’ottantacinquesimo posto di «Italia Oggi», Palermo è rispettivamente quarta e 83esima. «La fiscalità locale - commenta il presidente dell’Andoc, Riccardo Losi - sta diventando aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella nazionale. Non vi è dubbio che dall’analisi emerge come Roma sia fortemente penalizzata». Una penalizzazione che in futuro sembra destinata ad aumentare.