Il caso Rossi finisce in procura, il fisco vuole 112 milioni in tutto

La notizia sui giornali di mezzo mondo, tutti cercano Valentino. L’auto è davanti a casa, a Tavullia, ma il paese lo protegge. La madre: "Ha fatto solo ciò che era consentito". I pm di Pesaro aprono un fascicolo. Nel dossier anche lo yacht e otto auto

Pesaro - Un conto che fa spavento, da 112 milioni di euro. Valentino Rossi avrà tutti quei soldi da parte, per appianare il suo contenzioso con il fisco italiano? Tanto pretende l’Agenzia delle entrate, secondo il rapporto redatto dall’ufficio di Pesaro: 9 milioni e 847mila euro per il 2000, 14 milioni per il 2001, 26 milioni per il 2002, 11 milioni per il 2003, 50 milioni per il 2004. Nei prossimi mesi passeranno al setaccio anche i conti 2005 e 2006, il rischio è che a Valentino arrivino altre multe da mal di testa. Sanzioni e interessi a portano alla cifra impensabile di 112 milioni.

Il rapporto degli ispettori appare molto dettagliato. Nel dossier si parla di otto macchine, tutte assicurate a Pesaro, magari intestate a parenti o a società riconducibili a lui. Di uno yacht, il Pershing 46 (per gli amici «Titilla»), ormeggiato nel porto di Vallugola, a Gabicce Mare e visto anche a Numana (Ancona). Questi e altri particolari per evidenziare come il campione marchigiano pur avendo la residenza a Londra continui ad avere interessi e legami strettissimi con l'Italia. Oltre Manica Valentino ha dichiarato redditi molto minori, come le 650mila sterline ricevute dalla società Footy Limited per «lavoro dipendente». In Italia redditi da fabbricati per importi irrisori, tant’è che fino al 2002 presentò richiesta di condono fiscale automatico pagando appena un centinaio di euro. Per i redditi prodotti all’estero sarebbe servito il famoso «scudo fiscale», per il rientro di capitali. Fra i compensi contestati dall’Agenzia per le entrate compare sempre la sponsorizzazione della Birra Peroni, a cominciare dal milione e 587mila euro del 2000. Per il 2004 la contestazione riguarda soprattutto il contratto come pilota e la sponsorizzazione Yamaha, per 10 milioni e mezzo. E infine i 2,8 milioni da Telecom Italia per la famosa pubblicità di Alice.

Ieri è scattata anche la denuncia alla Procura della Repubblica di Pesaro, d’obbligo in casi simili. Il fascicolo è stato affidato al sostituto Valeria Cigliola. Nel frattempo, la notizia è rimbalzata sui giornali di mezzo mondo e si è aperta la caccia al vip in difficoltà. Nessuno sa con certezza dove Rossi si trovi, ma c’è chi dice che sia nella villa a Tavullia (Pesaro) dove spesso ospita gli amici o si allena nel campetto privato. La sua Bmw M5 è parcheggiata sotto casa, un buontempone ha infilato sotto il parabrezza il volantino pubblicitario di una scuola che tiene corsi di contabilità. Il paese però fa scudo al suo campione. «Valentino è sicuramente molto scosso - si limita a dire il sindaco Bruno Del Moro -, sono convinto che questa storia l’abbia segnato molto e ora sarà dura rimontare nel Mondiale. Un giudizio morale? Magari andrebbe dato su chi ha fatto la legge che consente di dichiarare i redditi in un altro paese». «Noi che siamo poveri operai - confessa Benito Salucci, uno dei 4mila iscritti al fan club Valentino Rossi -, dobbiamo pagare tutto, è giusto che tutti paghino le tasse».

Mamma Stefania Palma prova a difenderlo a 360 gradi. «Sta bene, è sereno, il morale è perfetto. È tranquillo perché ha fatto le cose perbene, rispettando la legge. Mi dispiace molto che un accertamento del genere sia venuto fuori in un momento chiave della carriera, con una gara in programma fra una settimana. Si sarebbe potuto fare già l'anno scorso o due anni fa. Un danno d'immagine? Non vedo perché un personaggio importante come lui debba rovinarsi la carriera con una cosa del genere».