Caso Ruby, Ghedini: "Non c'è nessun reato" Maroni: "La questura ha agito secondo prassi"

Il legale del premier: "Sarebbe grave che qualcuno potesse costruire artificiosamente un'ipotesi di reato. E' una banale telefonata con contenuti positivi". Il ministro dell'Interno: "Questura ha applicato regole". Bossi: "Silvio poteva far chiamare da qualcun altro"

Milano - "Continua una incredibile strumentalizzazione di una banale telefonata, quando i fatti sono ormai ampiamente chiariti. Di una vicenda assolutamente priva di ogni connotazione negativa si sta tentando di creare un caso mediatico e per alcuni addirittura giudiziario. Sarebbe davvero gravissimo, anche se contro il presidente Berlusconi ormai si è assistito nel corso degli anni alle più assurde fantasie, che qualcuno potesse costruire artificiosamente ipotesi di reato così come suggerito da certa stampa, su un comportamento che non può che essere valutato come caratterizzato da contenuti assolutamente positivi". Lo afferma in una nota l’avvocato del premier Niccolò Ghedini, a proposito del caso Ruby, sottolineando che "quando saranno resi noti gli atti documentali e testimoniali sarà agevole comprendere la risibilità degli attuali assunti giornalistici".

Maroni: "La questura ha agito secondo la prassi" "Il resto sono valutazioni che si possono fare legittimamente ma dal mio punto di vista i rapporti mi confermano che in questura si sono comportati applicando tutte le regole, le norme e la prassi, quindi, nulla da eccepire". È quanto ha affermato, come riporta Sky, il ministro dell’Interno Roberto Maroni riferendosi al caso Ruby sottolineando che la stessa questura di Milano ha ribadito che non ci sono censure da muovere "e per me questo, una volta chiarito, è la cosa più importante". 

Bossi: "Silvio doveva far telefonare un altro" Anche Umberto Bossi dice la sua sulla telefonata fatta dal premier nel caso Ruby. "Mi pare che non ci sia niente di penale", ha risposto il ministro delle riforme ai giornalisti a Pecorara (Piacenza). "Però - ha aggiunto, riferendosi sempre alla telefonata - è chiaro che Berlusconi poteva farla fare a un altro. Chiamava me, chiamava Maroni. E' meglio non farla quella scelta lì. Berlusconi forse poteva essere un po' più furbo, ma lo scandalo vero - ha ripetuto - è il concorso truccato per notai".  

Emilio Fede: premier sereno ma amareggiato Giornata intensa di lavoro oggi ad Arcore per il presidente del consiglio Berlusconi, che ieri notte, dopo aver assistito all'incontro di calcio Milan-Juventus, ha cenato al ristorante Giannino insieme a Emilio Fede, Adriano Galliani e altre persone. Lo ha riferito il direttore del Tg4. "Oggi non l'ho sentito - ha detto Fede - so che aveva intenzione di non muoversi da Arcore". Ieri notte invece Berlusconi è rimasto alzato fino a tardi per una serata che, ha raccontato il direttore, lo ha risollevato e messo di buon umore. Al nostro tavolo eravamo una quindicina e il presidente ha parlato soprattutto di politica", ha riferito il direttore del Tg4. "L'ho trovato sereno, pacato nelle sue riflessioni, ma anche molto amareggiato per come si è sentito trattato dai giornali e anche dalla televisione". "Verrà fuori che non è stato fatto assolutamente nulla di male o illegale - ha aggiunto il direttore del Tg4 riferendosi alla vicenda di Ruby - Berlusconi del resto lo ha già ripetuto che continuerà a fare la sua vita, ad invitare ospiti a casa sua e a organizzare feste se gli va di farlo". "Per quel che riguarda me - ha poi aggiunto Fede, che è stato coinvolto nella vicenda di Ruby - sono più che tranquillo, anche se continuo a leggere di essere indagato mentre a me non risulta nulla". "Nulla è più lontano da me che l'idea dell'incitamento alla prostituzione - ha aggiunto - Figurarsi, proprio io che sto portando avanti battaglie contro il traffico di droga, il riciclaggio e la prostituzione".

Il pm non diede l'autorizzazione Il pm dei minori Annamaria Fiorillo che era di turno quando Ruby venne fermata e portata in Questura a Milano, non diede l’autorizzazione all’affido della ragazza alla consigliera regionale Nicole Minetti. È quanto si apprende da fonti giudiziarie qualificate riguardo a quanto accadde la notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi. Il pm Fiorillo, contattato più volte dalla polizia, non solo non diede il via libera alla consegna della ragazza a Nicole Minetti, ma, a differenza di quanto sostenuto ieri in una nota della Questura, non raggiunse mai alcun accordo circa l’affido della giovane alla consigliera, e non lo avrebbe raggiunto nemmeno nel caso fosse arrivata negli uffici di via Fatebenefraterlli una copia dei documenti di identità. Al magistrato, che comunque aveva disposto la collocazione della ragazza in una struttura protetta e, qualora non ci fosse stato posto, di trattenerla in Questura, dopo l’identificazione di Ruby non sarebbe mai nemmeno arrivata una telefonata per chiederle l’autorizzazione ad affidare la minorenne alla consigliera Minetti.