Caso Ruby, Pdl e Lega all'attacco "Serve il conflitto d'attribuzione"

Lettera congiunta di Cicchitto, Reguzzoni e Sardelli all'ufficio di presidenza di Montecitorio. "Sollevare il conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato in difesa della Camera" davanti alla Consulta. In sostanza è la richiesta che i deputati votino sull'assegnazione al tribunale dei ministri, con precedente autorizzazione a procedere, il processo contro Berlusconi: "Capi d'imputazione illogici e infondati". La palla passa a Fini e all'ufficio di presidenza che, per prassi, sceglie se far votare l'aula. Come andrà?

Roma - La maggioranza solleva il conflitto di attribuzione alla Camera. I capigruppo di maggioranza, Fabrizio Cicchitto, Marco Reguzzoni e Luciano Sardelli hanno inviato al presidente della Camera, Gianfranco Fini, una lettera nella quale chiedono di sollevare conflitto di attribuzioni fra i poteri dello Stato "a tutela delle prerogative della Camera" sulla vicenda Ruby. Cioé la richiesta che l'aula possa votare per chiedere alla Consulta di stabilire se i reati contestati a Silvio Berlusconi dalla procura di Milano siano da tribunale ordinario (come ha stabilito il gip Cristina Di Censo su richiesta dei pm) o da tribunale dei ministri (come sostengono la maggioranza e i legali del premier). In questa seconda ipotesi la procedura richiederebbe anche il voto di Montecitorio sull'autorizzazione a procedere.

La mossa del governo In una riunione a palazzo Grazioli tenutasi nel pomeriggio Berlusconi ha deciso di rompere gli indugi. Il premier sul caso Ruby non intende riconoscere la competenza dei giudici milanesi, sono mossi - ha ripetuto anche oggi - solo dall’obiettivo di perseguitarlo. Da qui la decisione di sollevare il conflitto di attribuzione alla Consulta, tramite la lettera inviata dai capigruppo di Pdl, Lega e Responsabili, al presidente della Camera. Una mossa politica proprio per mettere con le spalle al muro Fini che, questa la convinzione, alla fine sarà costretto a ’lavarsene le manì, a rinviare la questione all’Aula. Se non lo farà, osservano fonti parlamentari del Pdl, allora sarà chiaro il suo ruolo politico. Il leader di Fli investirà la Giunta per il Regolamento, "non ci sono precedenti specifici, bisognerà condurre un’istruttoria, con decisioni prese alla luce dei regolamenti e valutate dall’ufficio di presidenza", ha spiegato nei giorni scorsi la terza carica dello Stato. Il Cavaliere vuole un plebiscito dell’Aula, ottenere una nuova fiducia con una maggioranza compatta.

La richiesta I capigruppo della maggioranza chiedono, tra l’altro, di sollevare conflitto di attribuzioni per "l’assoluta infondatezza e illogicità dei capi di imputazione. All'organismo parlamentare - si legge nella lettera trasmessa a Fini - non può essere sottratta una propria autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria. Né tantomeno ove non condivida la conclusione negativa espressa dal tribunale dei ministri - la possibilità di sollevare conflitto d’attribuzioni davanti alla Corte costituzionale - assumendo di essere stata menomata per effetto della decisione giudiziaria, della potestà riconosciutale dall’articolo 96 della Costituzione". Nella lettera, firmata da Cicchitto, Reguzzoni e Sardelli, si parla anche di "superficialità" che sarebbe stata dimostrata dai magistrati di Milano. La richiesta di sollevare conflitto è nei confronti della procura e del gip di Milano che, per il caso Ruby, hanno imputato al premier i reati di concussione e prostituzione minorile.

Il conflitto Nel caso in cui, dunque, la Camera ritenesse lesa la sua prerogativa, può sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri davanti alla Corte Costituzionale. I passaggi parlamentari previsti chiamano rispettivamente in causa ufficio di presidenza, Giunta per le autorizzazioni e quindi voto dell’assemblea. Sul caso Ruby che vede il presidente del Consiglio a processo il 6 aprile, si è dunque aperta la prospettiva di un conflitto davanti alla Corte Costituzionale, paventata fin dall’inizio dal Pdl, posta la competenza del tribunale dei ministri "rivendicata" da subito da parte della maggioranza, che in tal modo si era già espressa negando l’autorizzazione alla perquisizione chiesta dai pm di Milano.

La prima decisione Il primo passaggio è quello più "temuto" dalla maggioranza. La scelta se far votare l'aula spetta infatti all'ufficio di presidenza dove, si fa notare da ambiente del Pdl, "l'opposizione è in maggioranza". Fini dovrà decidere consultando preventivamente la giunta per le autorizzazioni a procedere. Ieri sera il presidente della Camera ha detto che "non ci sono precedenti sul conflitto di attribuzione" e che "qualora si verificasse quest'eventulità sarà una decisione presa alla luce dei regolamenti. Sarà valutata dall'ufficio di presidenza e dalla giunta per il regolamento. Non ci sarà alcun conflitto istituzionale tra il mio ruolo di presidente e il mio ruolo politico". 

L'ufficio di presidenza Per prassi spetta all’organo presieduto dalla terza carica dello Stato fare una prima valutazione della questione e decidere se, sentito il parere della giunta per le autorizzazioni, trasmettere la richiesta all’aula per il voto. In ufficio di presidenza però Pdl e Lega non hanno la maggioranza: dopo il passaggio di Futuro e Libertà all’opposizione raggiungono solo 8 componenti contro gli 11, compreso Fini, di Pd, Udc, Idv, Mpa e finiani. Non basterà a migliorare la situazione l’elezione di un segretario d’aula in quota Responsabili che dovrebbe avvenire in settimana, dopo il voto di fiducia domani sul federalismo municipale, portando la maggioranza a 9.

I tempi A ogni modo, non si sospende da subito il procedimento ormai avviato davanti ai magistrati. L’ipotesi di sospensiva del procedimento, infatti, nella legge del 1953 che regola il funzionamento della Corte Costituzionale, viene disciplinata dall’articoli 35 e 40 e riguarda il giudizio di legittimità costituzionale delle leggi sollevato in via principale ed il conflitto fra enti e non fra poteri dello Stato: "L’esecuzione degli atti che hanno dato luogo al conflitto di attribuzione fra Stato e Regione ovvero fra Regioni - si legge nell’articolo 40 - può essere in pendenza del giudizio, sospesa per gravi ragioni, con ordinanza motivata, dalla Corte". 

L'iter Sollevato il conflitto di attribuzione, il giudizio della Consulta si articola invece in due fasi. In una prima fase i giudici costituzionali sono chiamati a conoscere il ricorso del ricorrente, in camera di consiglio e senza contraddittorio. Se giudicano ammissibile il ricorso, la Corte dispone la notificazione alle parti che ha individuato e dà un termine al ricorrente perché ridepositi il ricorso notificato. Per le notifiche in genere il termine è di 60 giorni, 30 o 15 in alcuni casi più urgenti. La Corte dà quindi un termine giorni anche alla parte resistente per decidere di costituirsi in giudizio. Dal momento, dunque dell’eventuale dichiarazione di ammissibilità passerebbero alcuni mesi per giungere alla trattazione nel merito del conflitto sollevato. Se la Consulta dovesse riconoscere il ricorso fondato, il giudizio penale verrebbe travolto e il procedimento ripartirebbe secondo la legge costituzionale, che prevede l’autorizzazione a procedere in caso di reato ministeriale.

Il Fli: "Richiesta fumosa" Per Futuro e Libertà la richiesta che la Camera sollevi conflitto tra poteri dello Stato nei confronti dei magistrati di Milano per il caso Ruby, avanzata dai capigruppo di maggioranza, è piena di "inesattezze" e presenta "un fumoso affastellamento di argomenti non pertinenti". "Pudicamente - ha sottolineato il finiano Nino Lo Presti - i colleghi della maggioranza non nominano la predetta (Ruby, ndr) né fanno compiuto riferimento ai fatti di cui tutto il mondo parla". Quanto alle motivazioni giuridiche, per Lo Presti si tratta di "un complesso e fumoso affastellamento di argomenti non pertinenti".