Caso Ruby, smascherata l'inchiesta farsa: hanno scambiato Emilio Fede con Lele Mora

Un numero di cellulare dell’agente attribuito per errore al direttore del Tg4 nei tabulati delle chiamate della marocchina Crolla il teorema accusatorio su chi portò la giovane ad Arcore. Gli avvocati: &quot;Telefonate alterate, ora archiviare subito&quot; <br />

Milano Un errore. Di più: quasi un peccato originale che avvelena tutta l’inchiesta su Ruby ed Emilio Fede. I tabulati del cellulare di Ruby, mostrati in conferenza stampa dal direttore del Tg4 e dai suoi avvocati, parlano chiaro. È il 14 febbraio 2010, giorno chiave perché quella sera per la prima volta Ruby farà il suo ingresso a villa San Martino. Chi ha introdotto ad Arcore la ragazza marocchina? La procura di Milano punta il dito contro Fede, ma ora quel tabulato fa scricchiolare l’impianto accusatorio. Sono le 15.59 e Ruby chiama due volte nel giro di pochi secondi un portatile che correttamente la polizia giudiziaria riporta essere in uso a srl L.M. Production. Dove L.M. sono le iniziali di Lele Mora. Il numero, per capirci, ha il prefisso 348 e finisce con un 4. Tutto bene, dunque. Anzi, no.
Alle 16 e 14 secondi, Ruby, che non ha avuto risposta, compone per la terza volta le solite cifre: 348...4. Ma, clamorosa svista, ora per la polizia giudiziaria quel 348... non appartiene più a Lele Mora, ma a Emilio Fede. Magia. Fuori dall’ironia, un errore davvero inspiegabile. Com’è possibile che Fede venga scambiato per Mora? Questa falsa partenza potrebbe compromettere, o almeno ridimensionare, il segmento dell’inchiesta più incandescente, quello che punta pericolosamente sul direttore del Tg4, accreditandolo come la “guida” di Ruby sulla strada per Arcore. Quella sera infatti Ruby e Fede si ritrovano a villa San Martino, alla tavola del Cavaliere. Quella telefonata assume dunque una grande importanza per la procura: perché, a rigor di logica, in quella conversazione i due avrebbero fissato le modalità dell’appuntamento. Ora però si scopre che Fede e Ruby non si sono parlati. «Se hanno comunicato - ironizzano Gaetano Pecorella e Nadia Alecci - lo hanno fatto con i segnali di fumo». Poi i due legali rincarano la dose: «C’è stata fraudolentemente o casualmente, non lo sappiamo, un’alterazione delle telefonate».
Come leggere questo dato? «È semplice - risponde Pecorella - non c’è stato alcun interessamento di Fede in questa fase, né nell’arrivo di Ruby a Milano né nella conoscenza di Mora». In verità la procura disporrebbe di altri elementi per sostenere la sua tesi. Il cellulare di Ruby aggancia in quelle ore cruciali la cella di Segrate, la stessa in cui in quel momento si trova Fede. I due, senza telefonarsi, si sono comunque visti e sono andati insieme ad Arcore? «No - replicano con sicurezza i penalisti - anche su questo punto stiamo preparando una memoria che dimostra l’esatto contrario: le celle agganciate da Fede quel pomeriggio e quella sera non coincidono per niente con quelle che tracciano l’itinerario seguito dalla ragazza marocchina. Fede quel giorno non ha mai incontrato Ruby. L’ha incrociata solo ad Arcore». E allora, com’è arrivata Ruby ad Arcore?
Fede a questo punto fa balenare un’altra carta segreta. Nelle scorse settimane Fede in versione detective e con un registratore nascosto in tasca è andato a cena al ristorante con un agente, l’agente che avrebbe pilotato Ruby verso Mora e Arcore. E a tavola, fra una portata e l’altra, il direttore del Tg4 avrebbe incastrato l’uomo. Ora quella conversazione è stata depositata in procura.
Resta la coda: le telefonate successive fra l’avvenente danzatrice del ventre e il giornalista. Ma i conti, ancora una volta, non tornano: «Ci sono 12 contatti - proseguono Nadia Alecci e Gaetano Pecorella - ma ad essere rigorosi si dovrebbe parlare di tentativi di contatti». Chiamate a cui Fede non risponde o comunque insignificanti. Insomma, almeno questo lato dell’inchiesta, il più pesante per Fede che è indagato per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile, si sgonfierebbe. Fino a svanire. «A questo punto - conclude il direttore del Tg4 - è un mio diritto essere prosciolto». I legali confermano: «Abbiamo già chiesto l’archiviazione».
Ora la parola torna alla procura che ha appena chiuso l’inchiesta e si prepara a chiedere il rinvio a giudizio di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. «Esamineremo con scrupolo tutte le deduzioni delle difese - replica secco il procuratore Edmondo Bruti Liberati - abbiamo depositato, come impone la legge, tutte le carte e le difese sono libere di fare tutte le osservazioni che ritengono opportune. Poi i processi si fanno nelle aule».