Caso Sandri, Spaccarotella "Temo ritorsioni ultras"

L'agente rinviato a giudizio per l'omicidio: "Temo aggressioni alla mia famiglia. I media mi hanno già condannato, ma io ho sparato solo per far smettere la rissa. Incontrerei i Sandri". Ma il fratello: "Stucchevole"

Roma - Dopo mesi e mesi di silenzio parla l'agente Luigi Spaccarotella. Il poliziotto accusato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri. "La pistola è stata usata solo per far smettere la rissa in corso all’area di servizio. Evidentemente tutti i tentativi che sono stati fatti per far smettere quello che stava succedendo sono stati vani" ha affermato, riferendosi ai sassi e a un coltello che furono sequestrati a Badia al Pino. "Avete visto quello che hanno trovato, non sto qui a raccontare favole". Riguardo alla sospensione del servizio "all’inizio me lo aspettavo - ha detto - alla fine l’avrei capito, ora sembra che sia un atto dovuto. Comunque è una scelta del ministero, io sono un poliziotto e l’accetto".

Il supertestimone Secondo la tesi sostenuta da tempo dalla difesa, Spaccarotella avrebbe estratto la pistola, e sparato un colpo in aria, vedendo che dall’altra parte dell’A1 era scoppiata una rissa, e non riuscendo a farla cessare con le sole sirene. La pallottola che raggiunse Sandri sarebbe sfuggita all’agente mentre correva lungo la corsia autostradale, e deviata nella sua traiettoria. Riguardo il "supertestimone" che lo avrebbe visto sparare, e su cui sembrerebbe basarsi la ricostruzione dell’accusa, l’agente della polstrada ha affermato che "onestamente parlando, il mio racconto e il suo non sono molto differenti". Riguardo agli altri dettagli, Spaccarotella ha precisato che "tutto il resto l’ho detto al magistrato". L’imputato si è quindi soffermato sul suo stato d’animo di quell’11 novembre 2007: "So che quel giorno - ha detto - mi sono sentito male per quello che è accaduto. È una cosa che non mi sarei mai aspettato nella mia carriera, che non avrei mai voluto che succedesse".

Teme per la famiglia L’agente che l’11 novembre in un autogrill a Badia al Pino sparò colpendo a morte il giovane Gabriele Sandri parlando con i giornalisti ha detto di temere per la sua famiglia. "Che abbia paura di ritorsioni mi sembra più che logico. Sono una persona normalissima: sono un poliziotto che ha famiglia e più che per me ho paura per loro". Alla domanda se fosse intimorito dagli ultra ha risposto ai giornalisti: "Che gli ultra siano quello che sono - ha risposto Spaccarotella - non c’è bisogno che lo venga a dire io. Lo sapete meglio di me. Per il resto sono tranquillo e fiducioso".

Incontro con i Sandri L'agente ha spiegato che vorrebbe incontrare i genitori del giovane. Spaccarotella ha detto che il giorno del funerale di Gabriele provò a far avere alla famiglia Sandri un messaggio di cordoglio: "Ho scritto una lettera al cardinale Tarciso Bertone, segretario di Stato Vaticano". Parlando del messaggio, Spaccarotella ha detto: "È un gesto che ho fatto. Non so quale sia stato il motivo che ha impedito al mio messaggio di cordoglio di arrivare ai Sandri. Non so che dire". Al giornalista che gli chiedeva se vuole incontrare i Sandri, Spaccarotella ha risposto: "Sì, anche se so che non saprei cosa dire. Loro hanno perso un figlio, è stata sicuramente una cosa da me non voluta. Non saprei cosa dirgli".

Il processo "I processi si fanno in tribunale, non sui giornali o in tv" chiude Spaccarotella. "Dai mass media mi sento già condannato - ha detto - perché ne hanno dette di tutti i colori. Comunque io non mi sento condannato per nulla, aspetto l’esito del processo". La prima udienza del processo è fissata per venerdì 20 marzo.

I Sandri: "Stucchevole" "Sono dichiarazioni stucchevoli, rimango esterrefatto". Così Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, commenta le dichiarazioni dell’agente Spaccarotella. "A un anno e quattro mesi di tempo, nel corso dei quali non si è fatto mai vivo, si presenta in televisione quando è a ridosso delle udienze processuali e questo denota la statura del personaggio - ha aggiunto Cristiano Sandri -. A noi non è giunto alcun suo messaggio, la sua è una 'captaptio benevolentiae', una strategia difensiva. Noi saremo al processo e sono sicuro che saranno accertate tutte le responsabilità senza nessuna reticenza".