Il caso Scaramella e le trappole a orologeria

Caro direttore,
qualche volta ho usato della tua ospitalità non come giornalista, ma come presidente della Mitrokhin, visto che di quella Commissione bicamerale d’inchiesta a nessuno importava un fico secco: non una notizia in un telegiornale, niente Vespa, Ballarò, Matrix, nulla di nulla mai. Allora mi disperavo, sia da giornalista che da parlamentare per lo stato della (dis)informazione in Italia.
Bei tempi, verrebbe da dire oggi. Di colpo, senza alcun preavviso, accade una serie di fatti imprevedibili. Aleksandr Litvinenko (un russo di cui pochissimi in Italia oltre me conoscevano l’esistenza) scopre di essere stato avvelenato e, facendo due più due, pensa di aver avuto la polpetta dal suo commensale Mario Scaramella al famoso Sushi Bar di Piccadilly Circus di Londra. E di colpo, flash!, si accendono tutti i fari, gli spot, le torce elettriche del pianeta mediatico puntate su un solo uomo: l’equivoco, ambiguo, misterioso italiano (gli aggettivi vengono venduti in kit da 10, 20 e 30 pezzi) che sedeva con il povero russo trasportato in ospedale, senza capelli e che è probabilmente l'assassino. Insomma, Scaramella. Ancora nessuno parlava di Polonio 210 e anzi nessuno sapeva neanche che cosa fosse.
Poi si scopre che il povero Litvinenko non è stato ammazzato con il Tallio (un topicida) ma con un veleno nucleare che costa alcuni miliardi al microgrammo e che è stato usato però in maniera maldestra tanto che il vero luogo in cui l’avvelenamento è avvenuto, l’hotel Millennium di Londra, è contaminato e molti dipendenti si contorcono dal dolore e vengono ospedalizzati.
A questo punto si scopre che Scaramella con il polonio e con l’avvelenamento di Litvinenko non c’entra niente, perché a dare la polpetta avvelenata al russo erano stati quattro agenti maschi e una donna che si erano piazzati già da due settimane nell’hotel Millennium aspettando che Scaramella arrivasse a Londra per l’annuale sessione dell’International Maritime Organization e che incontrasse l’esule amico della povera Anna Politkovskaja.
Che le cose siano andate in questo modo me lo ha spiegato «on the record» Oleg Gordievsky che ha collaborato con Scotland Yard e che è stato fatto passare per il grande accusatore di Scaramella, mentre è in realtà il suo paladino e strenuo difensore come posso dimostrare, a differenza di qualcun altro che non può dimostrare niente. La sua intervista è stata pubblicata sul tuo Giornale.
Non so se i nostri lettori, caro direttore, si rendono conto dell’enormità della cosa: tutto tace per anni su di me, la Mitrokhin e Scaramella, finché una squadra di assassini non viene inviata a Londra per ammazzare Litvinenko e per incastrare Scaramella, sicché la conseguenza cronologica successiva è che in Italia, da quel momento non un istante prima, si scatena l’inferno mediatico su Scaramella e poi su di me come ex presidente della Commissione Mitrokhin e quindi sulla Commissione stessa e sull’intero Parlamento della precedente legislatura versando fango con le idrovore sulla parte politica che oggi è in minoranza parlamentare, benché sia maggioranza larghissima nel Paese.
E qui veniamo all’arresto di Scaramella della vigilia di Natale e la sua traduzione a sirene spiegate a Regina Coeli a Roma. Ho passato la giornata di ieri a rispondere a colleghi giornalisti italiani e stranieri che mi facevano tutti la stessa domanda: che ne pensavo di quell’arresto, che cosa sapevo, che cosa potevo dire.
Ho risposto che Mario Scaramella sapeva di trovare le manette sotto la scaletta dell’aereo quando ha deciso di rientrare perché ha detto: «La polizia inglese mi ha avvertito di essere tenuta a far sapere alla polizia italiana con quale volo rientrerò. Ciò può voler dire una sola cosa: che intendono arrestarmi e di fare del mio arresto un momento mediatico, sbattendomi nei telegiornali e sulle prime pagine». Gli avevo chiesto perché non trascorresse almeno i tre giorni di Natale a Londra per rientrare il 27, oggi, e mi ha dato questa risposta: «Io qui ho finito quel che dovevo fare. La polizia inglese mi ha rilasciato un attestato di ringraziamento per la collaborazione e non ho motivo per restare qui. Se vogliono farmi passare Natale in carcere anziché con i miei bambini, che posso fare? Ho la coscienza a posto e le carte in regola».
Questo è quanto so. Ho poi letto sulle agenzie che quest’uomo sarebbe stato arrestato per un reato veramente grave: calunnia aggravata e continuata. Contro chi? Qualcuno ha pensato a Prodi, ma il presidente del Consiglio non c’entra. Sembra invece che c’entri un ucraino che Scaramella avrebbe accusato di terrorismo, non so. Giudichino i lettori: il tremendo Scaramella, il personaggio oscuro e ambiguo perché lavorava per la Commissione Mitrokhin, viene catturato come un terrorista sotto l’aereo che lo riporta a casa e messo in gattabuia perché accusato di calunnia nei confronti di un uomo dell'intelligence ucraina, un certo Talik. Di’ la verità, direttore, hai mai sentito una storia del genere? Un uomo sbattuto in galera a Natale per un ordine di custodia cautelare, cioè di arresto, per aver calunniato un agente segreto ucraino?
Intanto, come sai, subito dopo la morte di Litvinenko, il quotidiano La Repubblica ha pubblicato il 26 novembre, un mese fa, una devastante intervista che era stata tenuta nel cassetto per quasi due anni, di un certo Eugenij Limarev e un’intervista postuma a Litvinenko, il quale non può smentire e di cui a quanto pare non esiste alcuna registrazione. Questo Limarev, che io non ho mai voluto conoscere malgrado le sue insistenze, mi ha accusato di reati da ergastolo, come aver predisposto una sorta di servizio segreto parallelo (c’è sempre in Italia un servizio segreto parallelo, o «spezzoni deviati» come si usa dire in sinistrese avanzato) e di aver schedato insigni uomini politici e altri assolutamente ignoti. Naturalmente è tutto assolutamente falso, salvo il fatto che io ho indagato a lungo su Romano Prodi e l'ho fatto alla luce del sole. Ma l’accusa si regge puntellandosi sempre su Scaramella che viene servito ormai come un ibrido fra Scaramouche e Pulcinella, spadaccino teatrale e maschera napoletana.
Nessuno chiede frattanto conto a Repubblica del fatto che ha taciuto di gravissime notizie di reato, ancorché false, e di averle tirate fuori quando a Londra scatta la trappola a due posti, una mortale per Litvinenko e una mediatica per Scaramella. Nulla da obiettare. Tutto regolare. Nessuno chiede neanche le prove dell'attendibilità delle interviste, dichiarate «on the record». Nessuno si chiede neanche perché Gordievsky sia oggi tanto furioso per quel che gli è stato attribuito fra virgolette e mi abbia chiesto la versione inglese dell'articolo, o come mai sia svanita, come il sorriso del gatto del Cheshire, proprio l’intervista di Gordievsky dal sito del quotidiano che l'ha clamorosamente pubblicata.
Nessuno si chiede nulla. Tutto normale, nel mondo mediatico in cui la sinistra comanda e spadroneggia. Nessuno, neppure, chiede al signor ministro degli Interni con quale coraggio e con quali risultati abbia lanciato una «inchiesta sulla Commissione Mitrokhin» che in realtà era un’inchiesta sul personale di polizia, servizi e carabinieri, sulla base dell’unica intervista di Limarev pubblicata – bravi, avete indovinato – da Repubblica.
Nessuno ha trovato nulla da commentare sul fatto che il Copaco, che ha il potere di controllo sui servizi segreti, abbia certificato come bufala l'ipotesi di una collaborazione ambigua e losca fra «spezzoni» di servizi segreti e la Commissione Mitrokhin. Tutte ipotesi demenziali, ma che hanno consigliato quel simpatico personaggio che si chiama Clemente Mastella a dichiarare che «Guzzanti è indifendibile». Da quali accuse, di grazia, signor Guardasigilli?
Insomma, non è questo, signor direttore, un Paese meraviglioso? In Pinocchio, il giudice avverte il burattino: «Mio caro, il fatto che siate innocente è la più lampante dimostrazione che siete colpevole». Ora, gentile direttore, io non voglio abusare né dell’ospitalità, né della pazienza dei tuoi lettori i quali, quasi soli nel panorama del «lettorato» italiano, hanno almeno avuto il privilegio di una informazione costante della vicenda Mitrokhin.
Ma in genere i poveri italiani, finché non si è scatenato l’inferno determinato dall’assassinio di Litvinenko e dalla trappola londinese del Kgb per Scaramella, non hanno saputo nulla di nulla della Commissione, dei suoi noiosissimi, burocratici, ma fondamentali lavori, sicché gli italiani di fronte all’arresto di Natale del mostro Scaramella sono frastornati, non capiscono molto, salvo il fatto che tutto ciò non quadra, che tutto ciò appare come un infernale meccanismo ad orologeria, comprese le mie famose intercettazioni vergognosamente illegali e che costituiscono un attacco golpista alle prerogative del Parlamento, nelle quali però, si badi bene, io prendo a male parole proprio Scaramella accusandolo di volermi dare come prove, prove che a mio parere non provavano nulla. Dunque, se proprio le famose intercettazioni dimostrano la mia trasparenza, quelle intercettazioni diventano però una miscela esplosiva se mescolate con le invenzioni del mercenario Limarev con cui il famoso quotidiano cui ho dedicato io stesso quattordici anni della mia vita ha aperto le danze di questo ballo satanico-politico volto a screditare metà dell'Italia, metà degli italiani, metà del Parlamento.
A chi mi chiede che cosa mi aspetto, rispondo con la rituale fiducia nella magistratura: i magistrati hanno un’occasione d’oro per mostrare trasparenza e verità. Alcuni di loro li conosco e so che politicamente sono orientati in maniera diversa dalla mia. Sono sicuro che la loro opinione politica non farà loro velo e spero dunque che facciano presto e bene il loro lavoro.
Quanto a me, la mia forsennata campagna per la verità non conoscerà soste né tentennamenti: qualcuno qui ha commesso l’errore madornale di scoperchiare per metà il vaso di Pandora-Mitrokhin che era stato tenuto prudentemente serrato per anni. Adesso scoprono che non potranno più richiuderlo e questo sarà un bene per la verità e, di conseguenza, un bene per la libertà giacché, ne converrai anche tu caro direttore, non si dà libertà se la verità è tenuta in ceppi e torturata con le tenaglie.
Grazie ancora una volta per avermi ospitato.
Senatore, già Presidente
della Commissione Mitrokhin