Caso Seveso: Cassazione, sì al risarcimento per la paura dei danni

Deve essere
risarcito come danno morale il patema d’animo dei cittadini preoccupati per le ripercussioni sulla salute
provocate da un ambiente inquinato. A a 86 persone 5.000 euro ciascuno come
danno morale

Deve essere risarcito come danno morale il patema d’animo dei cittadini preoccupati per le ripercussioni sulla salute provocate da un ambiente inquinato da sostanze altamente tossiche. In questo modo, la Cassazione ha riconosciuto ad 86 cittadini residenti in prossimità dell’impianto di Seveso dal quale il 10 luglio di 33 anni fa fuoriuscì una nube tossica composta da diossina, un risarcimento di 5.000 euro ciascuno come danno morale per il patema d’animo vissuto degli anni della nube tossica. Scrivono i giudici della terza Sezione civile (sentenza 11059) che deve essere riconosciuto il «danno non patrimoniale» ai cittadini per il «patema d’animo indotto in ognuno dalla preoccupazione per il proprio stato di salute». Un risarcimento che, come sottolinea la Suprema Corte, «ben può essere provato per presunzione, essendo sufficiente la rilevante probabilità del determinarsi» del patema d’animo e della sofferenza interna dovute alla preoccupazione di ammalarsi. Applicando questo principio, la Cassazione ha respinto il ricorso dell’impianto di Seveso Icmesa nei confronti del quale era già intervenuta una condanna per il reato di disastro ambientale. Inutilmente l’azienda, già condannata dalla Corte d’Appello di Milano, nell’ottobre 2005, a risarcire le 86 persone residenti in prossimità dell’impianto, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo, tra l’altro, che non c’era la prova che i residenti nella zona della nube tossica avessero avuto ripercussioni nella vita sociale e di relazione.