Caso Sme, i processi restano divisi

I giudici della Corte d’appello di Milano hanno rinviato «a data da destinarsi» il processo stralcio per la vicenda Sme a carico di Silvio Berlusconi. Il rinvio si è reso necessario in quanto i giudici d’Appello non sono ancora in possesso degli atti del processo che non sono stati loro trasmessi dal Tribunale.
«Non riteniamo che si possa celebrare un processo prima che gli atti ci siano - ha detto l’avvocato Gaetano Pecorella -. E la trasmissione degli atti non è un fatto formale, ma sostanziale. Il sostituto pg Antonio de Petris ha invece fatto rilevare come non siano ancora scaduti i termini per un’impugnazione del Cavaliere e, pertanto, anche il rappresentante dell’accusa ha chiesto il rinvio del processo. Il problema della mancata trasmissione degli atti nasce dal fatto che, in un primo tempo, la prima sezione penale del tribunale di Milano, che aveva assolto Berlusconi per la vicenda Sme dichiarando prescritto il reato, aveva trasmesso gli atti alla Corte d’appello prima che scadessero i termini di impugnazione della Procura generale. Il tribunale aveva chiesto pertanto la restituzione e la Corte d'appello aveva provveduto. Ieri, all’apertura del processo, gli atti non erano ancora giunti dal tribunale alla cancelleria della Corte d’appello.
I giudici hanno invece respinto la richiesta fatta dai difensori di Cesare Previti di sospendere il filone principale del processo fino al 29 novembre. Per quella data è prevista la discussione davanti alla Corte costituzionale del ricorso dello stesso Previti su un conflitto d’attribuzione di poteri tra il Parlamento e l’ordine giudiziario per la mancata concessione del legittimo impedimento in occasione delle udienze preliminari del '99.
Dopo aver rinviato «a data da destinarsi» lo stralcio relativo a Silvio Berlusconi i giudici milanesi hanno aggiornato il procedimento principale, che vede tra gli imputati lo stesso Cesare Previti al 21 luglio. In agenda, per giovedì, potrebbero esserci questioni tecniche legate al tema della rinnovazione oppure l’inizio della relazione da parte del presidente della Corte.