Caso Speciale: altre indagini su Visco

Il gip di Roma respinge la richiesta di archiviazione: le pressioni denunciate dal generale vanno verificate. <a href="/a.pic1?ID=229321" target="_blank"><strong>&quot;Una bufala quella cena&quot;, ma le foto smentiscono lo staff del viceministro</strong></a>

da Roma

Non è ancora finita, per Vincenzo Visco. Il gip di Roma chiede un supplemento d’indagini sulla vicenda delle pressioni denunciate da Roberto Speciale e rifiuta l’archiviazione, chiesta dal pm il 18 settembre.
Per l’ex comandante della Guardia di finanza è la seconda vittoria in pochi giorni, dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il suo ricorso contro la rimozione voluta dal governo, con il decreto del 1° giugno.
Per il viceministro dell’Economia, invece, è un ulteriore smacco. Indagato per tentato abuso d’ufficio e minacce aggravate a pubblico ufficiale, secondo il pm Angelantonio Racanelli e il procuratore di Roma Giovanni Ferrara ha avuto un comportamento «illegittimo ma non illecito».
Il giudice romano Antonino Stipo, però, non è affatto convinto che nelle azioni di Visco non si possa riconoscere il dolo, necessario a configurare il reato di abuso d’ufficio. Il presidente aggiunto dei gip della capitale vuole vederci chiaro nella storia del richiesto trasferimento dell’estate del 2006 di quattro ufficiali delle Fiamme gialle di Milano, impegnati nell’inchiesta sulla scalata bancaria Unipol-Bnl. Così, nel provvedimento depositato ieri, accoglie il ricorso di Speciale, restituisce gli atti al pm e gli dà 90 giorni per fare gli approfondimenti necessari.
La querelle Visco-Speciale, dunque, continua. Nelle prossime ore partiranno le convocazioni dei testimoni della vicenda che saranno risentiti, proprio su questo punto, dopo le feste natalizie. A incominciare dal generale e dal viceministro, che sono stati già interrogati nei mesi scorsi.
«Sono soddisfatto: è stata accolta la nostra opposizione ed è stata riconosciuta la fondatezza delle nostre posizioni a sostegno del nostro ricorso», commenta Ugo Longo, difensore di Speciale.
«Aspettiamo tranquillamente e, soprattutto, aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice che non ha accolto la richiesta di archiviazione», dice molto meno soddisfatto Guido Calvi, legale di Visco e senatore del Pd.
Solo tre giorni fa, nell’udienza davanti al gip Stipo, ha sostenuto «l’assoluta inammissibilità» dell’opposizione presentata dagli avvocati di Speciale, che anche per il pm era infondata. Perché il viceministro non avrebbe travalicato i suoi poteri istituzionali, ma sarebbe invece stato ostacolato nell’esercitarli.
Evidentemente, però, sono state più convincenti le tesi sostenute dai legali del generale. Per loro, Visco «non solo ha realizzato la condotta tipica dell’abuso d’ufficio, ma l’ha compiuta intenzionalmente e cioè anche dolosamente». E nell’impugnare la richiesta di archiviazione gli avvocati di Speciale hanno sottolineato che il provvedimento del pm avrebbe «evidenti lacune nella parte in cui esclude apoditticamente l’esistenza dell’elemento soggettivo del reato di abuso d’ufficio», cioè appunto la presenza del dolo.
Il caso Visco-Speciale scoppiò dopo la pubblicazione sul Giornale dei verbali che riguardavano l’indagine dell’avvocato generale di Milano, Manuela Romei Pasetti, sulle denunce di pressioni di Visco dell’ex comandante della Guardia di finanza. Dopo di allora, c’è stata la destituzione di Speciale con la contestuale nomina al suo posto di Cosimo D’Arrigo, gli attacchi in Senato del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa al generale, che ha rifiutato la nomina alla Corte dei conti e ha fatto ricorso e l’avvio dell’inchiesta romana. Il resto, è storia di questi giorni.