Caso Tamim, arrestato un politico egiziano: mandante dell'omicidio

E' Hismam Talaat Mustafa, uomo d'affari vicino al figlio di Mubarak. Avrebbe pagato due milioni di dollari la sua guardia del corpo e un ex poliziotto per "punire" la popstar che lo aveva tradito con un pugile iracheno

Il Cairo - Risolto il caso dell'omicidio della cantante libanese Suzanne Tamim. Il deputato e uomo d’affari egiziano Hisham Talaat Mustafa e la sua guardia del corpo Mohsen El Sokary sono stati rinviati a giudizio dal procuratore generale Adel Meguid Mahmud per la morte della popstar. Secondo la stampa egiziana, il deputato sarebbe vicino al figlio del presidente egiziano Hosni Mubarak. La cantante libanese Suzanne Tamim era stata trovata morta nel suo appartamento di Dubai lo scorso 28 luglio dopo che per mesi aveva fatto perdere le sue tracce. La donna era stata accoltellata in diversi punti del corpo e quindi decapitata.

Interrogatorio La guardia del corpo del deputato, che lavora in un hotel di lusso a Sharm el Sheikh di proprietà dello stesso deputato Talaat Mustafa, e dove era impiegata anche una zia della Tamim, è stato interrogato dal procuratore generale Adel Meguid Mahmud su richiesta dell’interpol di Abu Dhabi. L’accusato aveva confessato l’implicazione di Talaat Mustafa nell’omicidio. L’agenzia stampa Mena riferisce che il procuratore ha ordinato il divieto per i due di lasciare il Paese. È stato richiesto inoltre il massimo riserbo sulle notizie relative alla vicenda per evitare di influenzare inchiesta e indagini in corso.

Tradimento Mustafa, rivela al Arabya, avrebbe pagato "due milioni di dollari" alla sua guardia del corpo per compiere il brutale delitto. Il politico aveva una relazione con Suzanne che aveva appena lasciato il marito. Ma, il ricco e potente egiziano "scopre una relazione tra Suzan e un pugile iracheno". Infuriato, avrebbe mandato due emissari per "punirla". Ai primi di agosto, l’arresto di un ex poliziotto egiziano, sospettato di essere l’esecutore materiale del delitto. Le indagini, allora, avevano già puntato alla pista egiziana e a più riprese di era parlato di "un influente uomo politico egiziano" come principale sospetto di essere il mandante dell’assassinio.