Caso Telecom-De Santis Moratti oggi da Borrelli

L’ex procuratore capo: «Mi auguro di fare chiarezza». L’avvocato di Tavaroli: «Non ci sono intercettazioni illecite»

Gian Piero Scevola

Caso intercettazioni Telecom: Francesco Saverio Borrelli apre un nuovo fascicolo su «Operazione ladroni», incentrato sulle indagini nei confronti dell’arbitro Massimo De Santis che nei giorni scorsi si è dichiarato vittima dell’Inter. Convinzione suffragata dalle rivelazioni dell’ex capo della sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli che ha puntato l’indice contro il club nerazzurro, commissionario dei pedinamenti e degli accertamenti patrimoniali del fischietto accusato di essere un uomo chiave del sistema Moggi e condannato a 4 anni di inibizione dalla Corte federale, ma che ora veste i panni della vittima. Il primo a essere sentito è stato ieri pomeriggio proprio l’arbitro di Tivoli: venti minuti e tutti a casa, senza carte c’è poco da dire.
«Mi auguro di fare chiarezza su qualche verità», le parole di Borrelli prima dell’audizione. Salvo poi arrendersi davanti al nulla di fatto. «Mancando gli atti della magistratura, c’è poco di cui parlare. Aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso. È squallido però pensare che una persona venga spiata nella sua vita privata», ha detto l’arbitro. L’avvocato Silvia Morescanti ha poi aggiunto: «Le parole di Moratti le abbiamo apprese solo dai giornali: finché non ci sono gli atti non possiamo dire nulla . Noi siamo parte lesa e siamo venuti qui esclusivamente per cortesia nei confronti del dottor Borrelli». Infatti Borrelli chiederà il testo dell’interrogatorio di Tavaroli (avvenuto venerdì scorso nel carcere di Voghera) alla Procura di Milano, «ma tutto dipende dal procuratore», ha chiarito il numero uno dell’Ufficio indagini. E i tempi, essendoci il segreto istruttorio, vanno ben oltre i due mesi, col rischio di rinviare l’inchiesta a non si sa quando (non è applicabile la legge speciale 401/89). Ieri avrebbe dovuto presentarsi da Borrelli anche Danilo Nucini (mentre il collega Mario Mazzoleni è stato ascoltato dai pm napoletani), l’ex arbitro bergamasco che raccontò a Giacinto Facchetti gli intrecci del sistema Moggi, gettando pesanti ombre proprio su De Santis e sulla sua combriccola romana. Ma quando Facchetti gli chiese di denunciare tutto alla magistratura, Nucini (ora non più tesserato Figc e quindi non obbligato a presentarsi da Borrelli) si tirò indietro. Questa mattina alle 11 è atteso Massimo Moratti che si è detto «contento di presentarsi da Borrelli». Il patron nerazzurro ha respinto le accuse di essere il mandante del dossier su De Santis, sebbene in un’intervista aveva ammesso che «una persona si offrì di sorvegliare l’arbitro ma non se ne fece nulla».
Moratti è comunque tranquillo anche perché l’Inter, stando a quanto è emerso finora, non rischia nulla. Infatti il reato ipotizzabile è la slealtà sportiva (art. 1), non essendoci nessun tentato illecito. Ma soprattutto, dopo due anni il Codice di giustizia sportiva prevede che le infrazioni delle società si prescrivono al termine della seconda stagione sportiva successiva. E il dossier di Tavaroli risale al febbraio 2003. Diverso il discorso per i dirigenti, per cui i tempi di prescrizione si allungano a quattro anni e quindi sono ipotizzabili solo inibizioni di due/tre mesi. A Massimo Di Noia, legale di Tavaroli, che avrebbe parlato in particolare dei rapporti con Facchetti, presidente nerazzurro recentemente scomparso, Moratti ha risposto sdegnato: «Questo non mi piace, ma ne parlerò con Borrelli». Una mano all’Inter la dà Mario Stagliano, ex numero due Ufficio indagini: «Nessuna conseguenza per l’Inter, dopo 2 anni scatta la prescrizione. Se qualche dirigente si fosse macchiato di violazione dell’articolo 1, al massimo può andare incontro a una sanzione, inibizione o pecuniaria, perchè la prescrizione scatta dopo 4 anni». E Di Noia, avvocato di Tavaroli conferma: «Non ci sono intercettazioni illecite su De Santis».