Caso Telecom, il giudice boccia i Pm

«È un’indagine rivolta al futuro e non su reati già contestati»: così il gip respinge la richiesta di proroga degli arresti per sei indagati che ora tornano in libertà

da Milano

Una «macroindagine», quella sui dossier illeciti che nei giorni scorsi ha portato in carcere l’ex responsabile della security di Telecom Giuliano Tavaroli e l’ex funzionario del Sismi Marco Mancini. Un’inchiesta che «svela continuamente nuovi ed inediti episodi delittuosi», con un «notevolissimo materiale ancora da sviluppare». Ed ecco il punto. Per il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Gennari c’è «ancora» da scavare. Così, ieri, arriva la stoccata. Il gip respinge la richiesta di proroga della custodia cautelare per sei indagati avanzata dalla Procura, perché fondata su «un’indagine rivolta al futuro», e «non su reati già contestati». In altre parole, non su nuovi fatti.
A tre mesi dall’arresto tornano in libertà, anche se con l’obbligo di firma, Pier Guido Iezzi, ex capo della sicurezza di Pirelli, Fabio Bresciani e Antonio Spagniuolo, appartenenti alle forze dell’ordine, oltre ai pubblici ufficiali Antonio Galante, Giovanni Nuzzi e Antonio Rizzo. Perché se è vero che «è fuori di dubbio che siano ancora in corso imponenti attività investigative - scrive il gip - che si caratterizzano per estrema e obiettiva complessità», tuttavia non solo «non sempre sono indicate nella richiesta del pubblico ministero in modo sufficientemente individualizzato in relazione a ciascuno dei soggetti per i quali cumulativamente si chiede l’emissione del provvedimento», ma nemmeno «esistono altri reati accertati nel prosieguo» dell’indagine. Fin troppo chiaro. Secondo il giudice è inammissibile una richiesta di proroga di misure cautelari senza che nuovi illeciti siano contestati ai sei indagati.
E il gip Gennari ritorna diverse volte sul punto, anche più duramente. Soffermandosi in particolare su Iezzi. Nei suoi confronti, infatti, «potrà rivelarsi necessario e doveroso emettere una nuova misura cautelare, anche per più gravi reati. Tuttavia - incalza il giudice - ancora una volta ci troviamo di fronte ad indagini per il futuro, non ad accertamenti relativi a reati già contestati. Basti dire che nel sicuramente sussistente “secondo livello” delle notizie segrete, se così lo vogliamo chiamare, non vi era traccia significativa nei reati» contestati nell’ordinanza del 19 settembre scorso. Né «il medesimo accesso a fonti dei servizi di informazione aveva trovato alcuna specifica concretizzazione». Stoccata finale. «D’altro canto - conclude il gip - questa constatazione caratterizza un po’ l’intero procedimento». Perciò, «dopo tre mesi di custodia in carcere, questo giudice non avrebbe alcun appiglio effettivo per affermare ora l’insorgenza di una nuova necessità cautelare mai prospettata». Niente di meno.
L’invito, quindi, è a emettere «nuovi provvedimenti cautelari correlati ad ulteriori contestazioni, piuttosto che la proroga di misure ordinate in relazione ad altri fatti». Anche perché, prosegue Gennari, «il giudizio su tutti gli indagati permane negativo». E su Iezzi in particolare. Accusato di «commissionare report implicanti il sicuro ricorso a fonti di intelligence straniere e italiane, affermando risolutamente davanti al pm che di accertamenti di quel tipo ve ne erano molti altri all’interno di Pirelli», e definito «prono a ogni richiesta non solo dell’azienda, ma anche di colui che - nel suo pensiero - quell’azienda incarnava. E cioè Tavaroli».