Caso Unipol: annullata la condanna a Consorte "Erano i Ds a chiamare"

Annullata la
condanna per <em>insider trading</em> agli ex manager Unipol Consorte e Sacchetti. Accolta la tesi dei difensori sull’incompetenza della procura di Milano a
occuparsi del processo. Rivelazioni sui politici

Roma - La quinta sezione penale della Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per insider trading agli ex manager Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti disponendo la trasmissione degli atti al tribunale e alla procura di Bologna. La Suprema Corte ha accolto la tesi degli avvocati difensori dell’incompetenza della procura di Milano ad occuparsi del processo.

Il dispositivo emesso dai supremi giudici stabilisce che: "Ritenuta la competenza territoriale del tribunale di Bologna annulla senza rinvio le sentenze emesse di primo e secondo grado nei confronti di Giovanni Consorte ed Ivano Sacchetti e dispone la trasmissione degli atti alla procura e al tribunale di Bologna".

La richiesta del pg Stamani, invece, nella sua requisitoria, il sostituto procuratore generale delal Cassazione, Tindari Baglioni, aveva chiesto la conferma delle condanna a sei mesi di reclusione per insider trading, nei confronti degli ex vertici dell’Unipol Consorte e Sacchetti per la vicenda del riacquisto delle obbligazioni della compagnia assicurativa bolognese del febbraio 2002. Secondo il pg, meritava la convalida la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Milano - il 12 novembre 2007 - e non c’erano motivi a sostegno dell’incompetenza territoriale della magistratura milanese. Secondo l’accusa, Sacchetti e Consorte - insieme al finanziere bresciano Emilio Gnutti che in appello ha patteggiato la pena convertita in una multa di 140.520 euro e che, dunque, non è ricorso in Cassazione - sapendo in anticipo che Unipol avrebbe rimborsato prima della scadenza due prestiti obbligazionari, comprarono e fecero compare a terzi quei titoli realizzando notevoli plusvalenze. Per i difensori dei due manager, i professori Filippo Sgubbi e Renzo Costi, non ci sarebbe stata alcuna diffusione di informazioni privilegiata e Milano non era competente ad occuparsi del caso. La loro tesi è stata, evidentemente, condivisa dalla Suprema corte.  

"Erano i politici a chiamarmi" "Io non li ho mai cercati. Le telefonate di Latorre, D’Alema e Fassino le ho sempre ricevute. Non c’è una chiamata fatta da me. Traetene voi le vostre conseguenze". Lo dice l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, imputato a Milano per il tentativo di scalata a Bnl da parte di Unipol, a margine dell’interrogatorio che si sta tenendo all’udienza preliminare che si sta celebrando davanti al gup Luigi Varanelli. "Nel contesto di quelle telefonate - ha aggiunto Consorte - non c’è nulla che non fosse già stato pubblicato dai giornali. Avevo ricostruito l’andamento del titolo Bnl dal 1 al 15 luglio 2005. Il titolo, tra l’altro, non ha avuto alcuna variazione anomala e quindi le informazioni emerse in quelle conversazioni non erano price sensitive".

Questa mattina l’ex numero uno della compagnia assicurativa è stato interrogato su alcune dichiarazione rese dall’ex Ad di Bpi, Giampiero Fiorani, e, in base a quanto detto dallo stesso Consorte, gli sono state poste domande dal pm sulle informazioni rese al mercato prima dell’operazione. "Non c’è stato atto che noi abbiamo fatto - ha spiegato - di cui non sia stata data informazione preventiva a Consob, Banca d’Italia e Isvap".