Caso Unipol, ora la Quercia ha paura di rimanere isolata

Disagio tra i Ds che oggi riuniscono la segreteria. Angius: «La società di Consorte rivoltata come un calzino»

Antonio Signorini

da Roma

Non è bastato denunciare la «campagna mediatica» e nemmeno il tentativo di soffocare la polemica in attesa di tempi migliori. Gli sforzi dei Ds sono andati a vuoto e la grana Unipol-Bnl è riesplosa secondo uno schema (Margherita contro Botteghino) che ricorda gli scontri di quest’estate sulla questione morale. Anche Romano Prodi ha fatto filtrare un suo richiamo all’etica della cooperazione, ma il clima si è scaldato soprattutto all’interno dei Ds che oggi dedicheranno al caso una segreteria.
Anche ieri la parte della Quercia più vicina al presidente Massimo D’Alema ha speso esponenti di punta contro il mondo dell’informazione. Il presidente dei senatori Gavino Angius ha denunciato «la disinvolta e flessibile nozione di moralità di alcuni super critici» e la «fin troppo evidente» campagna «politica e mediatica contro Unipol condotta da qualche giornale tutt’altro che disinteressato alle vicende dell’Opa su Bnl». La quasi neutralità dei vertici è stata confermata dal coordinatore della segreteria Vannino Chiti che ha commentato la vicenda Unipol ispirandosi ad un recente discorso del capo dello Stato: «Sono convinto che l’economia debba muoversi all’interno di regole e compito dello Stato è darle». Chiti precisa che «per nessuno abbiamo chiesto di non rispettare le leggi».
I Ds ritrovano una piena unità nel chiedere tempi brevi alla magistratura che sta indagando su Consorte e Sacchetti. E anche quando si tratta di difendere il diritto delle cooperative a usare tutti gli strumenti della finanza e quindi di Unipol a scalare la Banca nazionale del lavoro. Ma i toni sono diversi. Ai limiti della neutralità Chiti: «Noi abbiamo sempre detto che la cooperazione, come ogni altro soggetto, rispettando la legge di questo paese può aspirare a rafforzare il suo ruolo». Duro e diretto Angius, che denuncia lo strapotere di «qualche salotto traballante della finanza italiana» e denuncia un accanimento giudiziario contro la compagnia delle coop: «Sono in corso da mesi verifiche, esami, controlli, anche indagini. Sinora, nonostante Unipol sia stata rivoltata come un calzino, tutto è risultato regolare».
Il disagio stenta a rimanere sottotraccia. E Franco Bassanini non resiste alla tentazione di dedicare uno sberleffo ad alcuni colleghi («è ridicolo pensare a complotti») che riecheggia la polemica tra l’ex ministro della Funzione pubblica e Massimo D’Alema sul Monte dei Paschi di Siena. Alla corrente degli outsider si iscrive anche il quotidiano Il Riformista diretto da Antonio Polito che in un editoriale invita i Ds a parlare «apertamente» della vicenda e magari senza gridare al complotto.
E lo stesso invito arriva anche dal centrodestra. Il coordinatore di Forza Italia invita i Ds a un «sussulto di moralità». Una «operazione verità che, a partire dalla vicenda Unipol/Bnl, porti a conoscenza dell’opinione pubblica la ragnatela di legami e interessi tra importanti settori del sistema economico e finanziario italiano e una parte consistente del centrosinistra». Il numero due degli azzurri Fabrizio Cicchitto, replica direttamente ad Angius e spiega che «noi sul caso Unipol-furbetti del quartierino-Bnl non abbiamo sollevato una questione morale, ma ci siamo limitati a rilevare che sono i Ds che in materia economico-finanziaria non possono sollevare nessuna questione morale».
In realtà la causa dell’irritazione dei Ds, ufficialmente attribuita alle dichiarazioni del centrodestra, è da ricercare nella presa di distanza degli alleati dell’Unione. Ieri ambienti prodiani hanno fatto trapelare richiami del Professore al mondo della cooperazione. Ma dalla Margherita sono anche arrivate accuse pesanti come quella di Roberto Pinza secondo il quale «siamo assediati da una serie di conflitti di interesse ormai incontenibili». La soluzione al rebus di Ds l’ha proposta Antonio Di Pietro: «Staccare la spina da questa grande mamma che è stato per loro il sistema delle cooperative. Lasciar fare alla magistratura il proprio corso».