Il caso di viale Jenner finisce nel mirino dell’Ue

L’Europa ha drizzato le antenne anche sul caso-moschea, e si dice pronta a esaminarlo. Lo ha annunciato ieri il commissario Ue alla Giustizia e alle libertà civili, Jacques Barrot: «Mi sembra un problema di carattere nazionale - ha detto - se ci saranno denunce di discriminazione noi le esamineremo, soprattutto mentre stiamo valutando la direttiva in materia».
Lo «sguardo» dell’Ue complica un quadro già ingarbugliato. Si resta in viale Jenner? Si va al Vigorelli? L’assessore leghista Davide Boni conferma che allo studio, in Regione, ci molte soluzioni, e che quella dell’ex ospedale Pini è «una delle tante, una delle più interessanti, una su cui stiamo lavorando concretamente con il prefetto, basterebbe tagliare l’erba, e si eliminerebbe il problema del Vigorelli». Restano in pista anche l’ex Alfa Romeo di Arese, o lo stabilimento in via Rubattino, a due passi da Linate, per il quale però il Comune aveva immaginato un progetto diverso. L’altra possibilità è Rho-Pero, che tuttavia non sembra gradita ai centri musulmani, che - anche simbolicamente - vogliono restare nel Comune di Milano.
Il punto su cui la Lega non retrocede dalla linea tracciata dal ministro Maroni, via prefettura, è la priorità: lasciare viale Jenner. «È incredibile che si cerchi di scaricare le responsabilità da un assessore all’altro», dice Boni, che invita il centro islamico a non creare problemi di canone: «Ognuno faccia il suo mestiere, non possiamo accettare ricatti». Ma il messaggio non è diretto solo alla comunità islamica: «Qualcuno - aggiunge - tenta di mettere in difficoltà chi sta risolvendo il problema. Se si sollevano dubbi anche sul canone al Vigorelli significa che qualche forza politica sta cercando di recuperare sulla Lega Nord». Dentro Forza Italia in effetti c’è grande preoccupazione per le proteste della zona Fiera, anche se nessuno sembra poter dire agli altri residenti - quelli di Jenner-Maciachini - «abbiamo scherzato». Un incontro col prefetto è stato fissato per venerdì mattina, quando presumibilmente sarà troppo tardi per decidere passi indietro: «Sarà impossibile farlo il giorno stesso - ammette il coordinatore regionale, Guido Podestà - noi non possiamo che prendere atto della decisione, e lavorare per la soluzione definitiva, cercando una posizione unitaria fra chi vuole una grande moschea, chi ne vuole tante piccole, e chi non la vuole affatto».
A Palazzo Marino il tentativo di «alleggerire la pressione» lanciando altre proposte - sebbene di medio periodo - non piace affatto: «È vergognoso - scandisce il vicesindaco Riccardo De Corato - noi non ne sappiamo niente di altri siti, e non possiamo continuare facendo un nome al giorno. Via Rubattino? Non esiste, c’è già un progetto di riqualificazione». «È una cosa vergognosa - continua De Corato - non è così che si amministra. Bisogna lavorare seriamente e in modo riservato, valutando standard e compatibilità. Sparare nomi sui giornali è indecente. Si rischia di disorientare solo la città». Anche la Provincia, con il presidente Penati, boccia possibili ripensamenti: «Siano rispettati i patti presi con i cittadini e con la comunità islamica».