Il caso «Il videogioco degli stupri va fermato»

Strappa camicette, solleva gonne e poi vai al sodo: stupra. Se vai avanti senza farti commuovere dai lamenti della vittima, fai più punti. È il cinico meccanismo alla base di un videogioco giapponese che sta circolando in Rete. È il clone di un altro simile che si chiamava Rapelay, già finito nella bufera tempo fa. Ieri è scoppiato il nuovo caso: il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni ha annunciato che chiederà l’intervento della Polizia postale e delle comunicazioni presso i gestori che attualmente offrono la possibilità di scaricare da internet il gioco. «Chiederò la sua rimozione e di valutare e segnalare alla Magistratura ogni eventuale ipotesi di reato», ha detto la Meloni, che definisce «aberrante» il messaggio che il videogioco lancia ai giovani. Vittime delle violenze virtuali sono anche ragazzine minorenni. L’associazione Telefono Rosa presenterà stamattina un esposto alla Procura di Roma contro ignoti. Secondo l’associazione, presieduta da Gabriella Moscatelli, il gioco istiga allo stupro. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ritiene «necessario proibire il videogioco in un momento in cui tutte le istituzioni sono impegnate in una campagna per il rispetto della donna, per la lotta alla violenza», considerando il gioco «diseducativo e immorale».